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Ludopatia-Dipendenza dal gioco d’azzardo Ieri e Oggi

Si definisce gioco d’azzardo patologico quel disturbo del comportamento che induce nel giocatore patologico un disturbo del controllo degli impulsi e lo spinge sempre più a dedicare gran parte del tempo al gioco, trascurando tutto il resto: amici, famiglia, lavoro, vita sociale nel complesso.
Facciamo adesso un rapido riepilogo della trasformazione del giocatore:
un tempo il classico giocatore patologico era il giocatore di poker (gioco d’azzardo per eccellenza) o di carte in senso lato. Successivamente, con l’avvento del lotto totogol totip totocalcio e simili, le porte del gioco si aprono alla classe media. Giocate con importi accessibili a tutti e vincite che cambierebbero la vita, così gran parte della classe media compra la schedina per cambiare la propria vita. Le casse dello stato vedono i buoni frutti e così il gioco inizia ad essere pubblicizzato per incentivare tutti a tentare la fortuna. Nascono successivamente le prime agenzie di scommesse, Punto Snai penso la prima in Italia con monopolio, (per i colleghi meno esperti: in queste agenzie il giocatore scommette un importo da lui deciso su una serie di eventi sportivi e vince un importo direttamente proporzionale alla scommessa e al numero di eventi a condizione che indovina l’esito di tutti gli eventi da lui selezionati).
Il giocatore patologico degli anni ’90-’00 è proprio il frequentatore di questi punti gioco. Un giocatore che trascorre gran parte della giornata nell’agenzia consultando pronostici, quote, informazioni sugli eventi in attesa dell’evento perfetto. Un gioco accessibile a tutti, un gioco in cui non devi confidare nella fortuna dell’estrazione del numero 3 anzichè del 4 o del 90, un gioco in cui il giocatore si sente padrone del proprio destino scegliendo personalmente gli eventi e scommettendo sull’esito finale. C’è però un inconveniente: il frequentatore di questi luoghi è etichettato come giocatore patologico!
La figura del giocatore d’azzardo, nell’era multimediale, subisce una trasformazione. L’accesso facile ad internet e ai siti di scommesse permette a chiunque di scommettere comodamente da casa ed elimina lo spiacevole etichettamento.
Se prima un individuo si allontanava dalla famiglia, dagli amici, dalla vita sociale per recarsi nelle agenzie, era facile capire la causa e aiutarlo. Adesso è facile per i familiari o gli amici capire che qualcosa non va in una persona cara ma è difficile individuare le cause ed indirizzarlo al servizio competente, anche perchè il giocatore patologico non confessa quasi mai di essere un giocatore d’azzardo ma continua a giocare, aumentando sempre più la frequenza e gli importi delle giocate. Molto spesso gioca per recuperare una perdita, e molto spesso non fa altro che perdere tutto.
In alcuni casi il gioco patologico si trasforma in un vero e proprio “lavoro” o “secondo lavoro”. Questi forse i peggiori dei casi. Il giocatore studia attentamente per giorni o settimane le condizioni di una squadra o di un atleta e scommette a favore o contro; dedica gran parte della giornata a seguire lo sport e programma le puntate. Nella stragrande maggioranza dei casi vince piccole cifre ma con un alta frequenza così da poterlo considerare un vero e proprio lavoro.
Immaginate quindi un giocatore razionale, cinico, che programma tutto e vince. Sì, vince ma ha un solo limite: vuole vincere tutti i giorni. Vincendo piccole cifre ogni giorno, riesce ad accumulare un discreto capitale che utilizza solo ed esclusivamente per giocare. Un essere razionale direbbe “oggi ho perso ma erano soldi vinti e, continuando ad utilizzare lo stesso metodo di gioco, recupererò la perdita di oggi nel giro di pochi giorni”; il giocatore patologico invece vuole vincere sempre e subito così scommette un importo maggiore del solito sul primo evento in palinsesto, senza nessun ragionamento logico, e se perde potrebbe continuare a scommettere tutto il capitale vinto e accumulato in diversi mesi o anni nel giro di poche ore pur di concludere la giornata in attivo. Questo è il caso più grave, quando la voglia di vincere fa perdere il senso e la ragione in un individuo che, pur essendo un giocatore patologico, è riuscito ad accumulare un ingente capitale e perde la testa per una misera perdita!

Per allargare il dibattito su questo tema è stato aperto un topic sul forum: visita il seguente http://forum.assistentisociali.org/ludopatia-dipendenza-dal-gioco-d-azzardo-ieri-e-oggi-vt7242.html

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2 commenti Lascia un commento »

  1. Post molto interessante, che evidenzia efficacemente le diverse sfumature che entrano in gioco in questo tipo di patologia prima che effettivamente diventi tale. Causa una disinformazione costante molto spesso le persone danno per scontato le malattie, i sintomi e la cura senza avere una diagnosi corretta e precoce!!

    Commento by Flora62 — 27 novembre 2013 [Permalink]

  2. I parlamentari socialisti, sensibili alla piaga sociale della ludopatia, hanno aperto una petizione on line per modificare il quadro normativo vigente in materia di giochi d’azzardo. Sul profilo facebook “Psi Senato” troverete un post fisso con il link alla petizione da sottoscrivere e quotidiani aggiornamenti in pillole sul tema.
    La ludopatia è un gioco a perdere. Per contrastare l’impulso al gioco compulsivo, che colpisce già un milione di italiani, vi invitiamo a sottoscrivere la nostra petizione, al link di seguito, e a diffonderla in rete:
    https://secure.avaaz.org/it/petition/Parlamento_italiano_Modifichiamo_la_legge_sui_giochi_dazzardo/

    Commento by PSISENATO — 29 gennaio 2014 [Permalink]

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