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Favelas

Vorrei raccontarvi una mia esperienza, un sogno nel cassetto che ho sempre avuto e che proprio quest’anno ho potuto realizzare.
Da sempre ho sperato di poter andare a fare volontariato in Brasile, nelle cosiddette favelas: volevo vedere da vicino quella realtà tanto lontana da me, quei bambini meno fortunati dei nostri che però si accontentano di nulla.
Un giorno per caso ho conosciuto Paola, una volontaria di Avsi che si occupa di adozioni a distanza, e che ogni anno si reca a Belo Horizonte proprio per dedicare alcuni mesi ai bambini delle favelas, alle loro famiglie, a ragazzine che un giorno vedi giocare con le poche bambole che hanno e l’anno dopo le ritrovi a cullare un neonato appena partorito.
Siamo partite insieme il primo febbraio, per due mesi, non vedevo l’ora di arrivare e al tempo stesso ancora non credevo che il mio sogno si stesse realizzando…
Sapevo cosa mi aspettava, com’era la realtà laggiù, ma posso dirvi che finchè non ho visto con i miei occhi le condizioni in cui vivono le famiglie in favelas, la mia immaginazione non si era neppure avvicinata ai contorni sfumati di quel mondo e di quella povertà disumana.
Arrivate là siamo state ospitate da Rosa Brambilla, una missionaria laica che vive là da quaranta anni e che mette la sua casa a disposizione dei volontari, italiani e non, che si recano là proprio per dare una mano e per fare un’esperienza di vita.
Per vitto e alloggio chiede un piccolo rimborso ma è una cifra irrisoria.
Alcuni, specialmente donne, si occupano dei bambini; gli uomini normalmente danno una mano con lavori manuali: c’è sempre bisogno di aiuto e ognuno può, nel suo piccolo, dare un sostegno importante agli altri… qualunque siano il suo mestiere e le sue abilità.
Con noi c’erano ragazzi e ragazze, uomini e donne provenienti da tutta Italia, dal Cile, dal Canada, dalla Gran Bretagna, persone di qualunque età, e poco importava quale culto religioso praticassero perché tutti eravamo uniti dal solo
desiderio di dare una mano al nostro prossimo, di regalargli un po’ del nostro tempo…
Vi assicuro che ricevere in cambio continui abbracci e ringraziamenti nel paese dell’allegria e della samba, e vedere quei bambini sorridere e affezionarsi a te, è meglio di qualunque gratificazione economica… è una soddisfazione indescrivibile che lascia una felicità interiore senza pari.
Io e molte altre ragazze ci occupavamo dei bambini delle “creches”, strutture create a misura di bambino, asili, centri pre e dopo scuola, nati grazie a Rosa Brambilla, ad Avsi e a molte altre persone, alle donazioni e alle adozioni a distanza che tuttora permettono di portare avanti questi progetti.
Le “creches” a Belo Horizonte sono quattro, l’ultima è stata costruita da poco.
Esse ospitano bambini di qualunque età, da quelli di pochi mesi a quelli più grandicelli.
Lì i bambini vengono portati dai genitori alle 7.00 del mattino e vi rimangono fino le 17.00.
In tal modo ai bambini, anche a quelli più poveri, viene data la possibilità di fare tutti i pasti, di essere lavati, accuditi, curati. Viene loro dato modo di giocare e di sentirsi per un po’ dei bambini fortunati: naturalmente finchè non viene la sera, quando si fa l’ora di tornare alle
loro baracche, alle loro famiglie, che spesso sono costituite solo da una giovane madre con sei sette figlioletti e un marito in carcere per spaccio o per omicidio, o che vive altrove con un’altra famiglia, o peggio ancora morto ammazzato in qualche traffico di droga non perfettamente riuscito.
Nei peggiori dei casi alcuni bambini non hanno neppure più una famiglia, perché il tribunale li ha fatti allontanare dalla madre e li ha temporaneamente affidati ad una casa famiglia: anche questa struttura è all’interno delle “creches”.
Lì vi sono bambini che sono stati maltrattati, trovati in stato di incuria, abusati dagli stessi familiari o abbandonati dagli stessi genitori perché magari, tra i tanti della “covata” sono nati sordi o con qualche altro
problema di salute.
Questi bambini vengono accolti a Casa Novella o in altre strutture temporaneamente, e un giorno si spera vengano adottati da un papà e una mamma che li sappiano amare.
Tra di loro vi è anche la piccola Lorrayne, una meravigliosa bimbetta di tre anni che io e il mio ragazzo abbiamo adottato a distanza, un angelo dagli occhi scuri che col suo sorriso mi ha conquistata, che faceva la gelosa se abbracciavo un altro bambino e piangeva nel sonno dopo che la madre che la
maltrattava era andata in casa famiglia a trovarla.

Questa è la mia esperienza, a me ha toccato il cuore e vi assicuro che è stato faticoso andarmene da lì dopo sessanta giorni, salutare i bambini e vederli piangere perché tristi per la mia partenza… ma posso garantire che ne è valsa la pena: quel mondo lontano mi ha lasciato molto, visitare le
favelas accompagnando le assistenti sociali nelle visite domiciliari mi ha fatto capire che oltre l’oceano c’è un mondo dove la dignità umana scarseggia ma in cui l’allegria non manca mai. Luoghi dove le persone hanno poco ma trovano sempre una ragione per sorridere!
Questi bambini sanno che è grazie a noi sostenitori che possono avere un posto in cui crescere, un luogo che li tenga lontani dalla strada e non pensate che tutto termina lì, quando fate un versamento per l’adozione a distanza o spedite un regalo.
Nel cuore di ogni bambino c’è un po’ di posto per noi e il nostro aiuto serve in tanti modi alla scuola pubblica a cui tutti hanno accesso imparano ben poco e vista la mole di minori in Brasile vi accedono a turni: nelle fasce orarie che restano scoperte grazie ai sostenitori i bambini hanno modo di frequentare i pre e i dopo scuola, il centro Alvorada e la banca del tempo, e di imparare un mestiere.
Certamente non tutti si salvano dalla malavita, ma molti sì e solo grazie al fatto che, qualcuno, lontano, li fa sentire amati.
Non vi invito a fare quest’esperienza a meno che non siate forti di carattere e davvero motivati, ma un’aiuto che tutti possono dare è adottare un bambino a distanza!
Ce n’è davvero tanto bisogno e ognuno nel suo piccolo può farlo, nessuno può cambiare il mondo ma tutti possono regalare un sorriso e realizzare il sogno di chi è meno fortunato!

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3 commenti Lascia un commento »

  1. Io ho 22 anni e abito a San Donà in provincia di Venezia, e anche il mio sogno sarebbe di andare a dare una mano ai bambini nelle favelas, per essere a conoscenza poi di altre realtà rispetto a qua, perchè qua ci lamentiamo della crisi, ma li c’è sempre stata, e in maniera molto molto più amplia, vorrei avere le stesse soddisfazioni che hai avuto tu, ma non andrei per stare qualche mesetto, ma per andare a vivere in Brasile, iniziare a fare volontario, poi trovarmi un lavoro in Brasile e nel tempo libero andare ad aiutare quei ragazzini, vorrei veramente e con tuto il cuore partire per le Favelas.

    Commento by Daniele — 14 febbraio 2013 [Permalink]

  2. Io ho 15 anni e sono di pisa! Aiutare i ragazzi delle favelas è uno dei miei più grandi sogni! Con la mia migliore amica che ha 13 anni stiamo mettendo da parte i nostri soldi per poter andare in Brasile!! Speriamo davvero di potercela fare! Pensare che una buona parte dei bambini del mondo vive nella più grande miseria ci fa stare male..i ragazzi si lamentano di non avere l’iPhone l’ipad o quant’altro..vorrei andare da loro e metterli in faccia le foto dei ragazzi del Brasile!! Vorrei vedere la loro faccia!! Ma cosa più grande vorrei poter aiutare tutti i bambini che purtroppo non hanno una vita felice..❤

    Commento by Elena — 20 maggio 2013 [Permalink]

  3. Esperienza stupenda, anchio vorrei fare qualcosa ma non so da dove cominciare. Hai qualche contatto utile a cui posso chiedere???

    Commento by Camila — 11 agosto 2013 [Permalink]

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