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Confidenze su un’esperienza educativa

È molto tempo che non scrivo, adesso ho deciso di ricominciare… ora che i miei studi non mi permetterebbero più di fare la scrittrice, ora che non mi offenderebbero le critiche possibili di essere una mediocre scrittrice perché comunque faccio un altro lavoro, ora che mia madre non è più la nemica adolescenziale, ora che un amore è andato per un’altra strada, ora che i miei cani dormono, ora che mia sorella sta per volare via anche se nega di volerlo fare, ora che vecchi amici hanno lasciato posto a nuovi…
Fare l’educatrice per questa estate con un gruppo di disabili a Cesenatico? Ma sei fuori di testa? Questa è stata la domanda che mi sono sentita fare per settimane prima di partire e accettare la sfida, accettata non tanto per desiderio di sperimentarsi in nuove iniziative, quanto dal fatto di essere perennemente al verde ed avere veramente necessità di lavorare.
Ma cosa sarà mai un disabile? Questa domanda basilare per accettare un lavoro del genere non me la sono mai posta: penso per una strana alchimia fra incoscienza e ignoranza che abita nel mio animo da tanto tempo o forse perché ho imparato in fretta che se temi una risposta molto spesso è meglio non porre la domanda!
Comunque l’alchimia mi portò ad accettare e a giungere a Cesenatico il giorno di Ferragosto quando metà dei miei coetanei era ubriaca già al mattino e l’altra metà pensava a come e quanto ubriacarsi alla sera, io arrivavo in quella cittadina con uno zaino e un sorriso che è l’unica arma che ci hanno donato verso l’ignoto.
La comunità alloggiava nell’albergo già da quindici giorni,l’estate non era stata favorevole e alcuni di loro conservavano ancora un pallore tipico della città, ma il pallore non era l’unica mancanza che purtroppo avevano… “Gesù, quanto li hai fatti malati?” Chi proviene da una famiglia cattolica potrà capire che sovente viene naturale dialogare con Dio o con Gesù a seconda delle circostanze…
Tutti loro erano malati, chi non lo era visibilmente aveva qualcosa nel cervello molto più temibile, qualcosa che portava a deliri incomprensibili, a equilibri fragilissimi da sostenere. La cosa che ancora oggi mi chiedo è se sono felici o se l’essere astratti da questo mondo di squali che troppo spesso ci fa piangere, renda le loro esistenze più felici delle nostre che invece percepiamo cattiveria e egoismo fin troppo bene!
La cosa strana è che dopo poco loro alla tua vista diventano normali, riescono a coinvolgerti nei loro strani giochi nelle loro realtà, alcune volte capiscono fino a che punto tu puoi arrivare e si fermano poco prima, qualche centimetro, non oltre il tuo limite: ma il loro limite lo abbiamo mai capito?
Un giorno una donna è stata male, io ero con la mia cara amica Martina, abbiamo visto una crisi pazzesca, lei era in totale delirio era nuda e ha cominciato a masturbarsi in nostra presenza… “Gesù non ho mai visto una donna masturbarsi” è stata la prima cosa che ho pensato, poi i pensieri si sono accavallati e non ricordo più nitidamente le fasi di quel percorso; ricordo la paura e la rabbia degli altri di poter fare la stessa fine… Avevano ragione, avevano visto cosa succede se si spezza l’equilibrio e tutti abbiamo paura di un ospedale, di un medico, di una malattia…
Un altro giorno una ragazza down che non ha mai parlato aveva la scarpa slacciata, mentre mi piegavo e gliela allacciavo pensavo a che razza di vita sia questa, ma proprio in quel momento lei mi ha accarezzato la testa: questa cosa mi ha commosso lei era in relazione con me, io ero presa da pensieri, ma per lei era tutto molto semplice.
Io dico spesso che facendo questa esperienza sono cambiata, ancora non lo se in meglio o in peggio, questo va valutato col tempo e non sarò solo io a valutare… Mi chiedo perché sia stata scelta per questo lavoro, non ricordo neanche di aver mandato il curriculum, ma forse è vera la frase che ho letto in un libro che avrei voluto scrivere io cioè che “le persone arrivano sempre nel luogo in cui sono attese”.

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