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L’assistente sociale nelle strutture di accoglienza notturna

In alcune delle strutture di accoglienza notturna riferite al disagio adulto è prevista la figura dell’assistente sociale. Prima di tutto specifico che le strutture suddette sono i cosiddetti dormitori e che da città a città cambiano le modalità di accoglienza e l’intervento professionale nelle stesse. Quindi tutto quello che dirò è riferito alla mia realtà.

Nella mia città l’accoglienza semi-residenziale (notturna) e residenziale (24/24) è divisa in tre gradi di accesso: bassa, media, alta soglia.
La prima caratterizzata con l’accesso o dalla strada direttamente (in un’unica struttura) o attraverso la lista unica di accesso in tutte le altre). Non è necessario essere residenti del territorio ospitante e non è necessario avere nessun contatto con i Servizi istituzionali del territorio stesso.
Nella seconda non è richiesta la residenza sul Comune ospitante ma è necessario un progetto condiviso con un Servizio Istituzionale (Il Servizio Sociale Adulti apre cartelle e segue casi anche di non residenti).
Nella terza (gruppi appartamento) è previsto un progetto condiviso con un Servizio Istituzionale, una pre-autonomia economica e un’eventuale astinenza prolungata dall’uso di sostanze psicotrope (in questi appartamenti il referente è sempre un educatore pertanto non è previsto il coordinamento dell’assistente sociale).

Nella bassa soglia l’A.S. valuta il bisogno delle persone ospitate con gli strumenti tipici della professione e insieme alla persona struttura un intervento volto a rispondere ai bisogni emersi. Importante che si valuti la provenienza, il lavoro svolto da altri servizi del territorio di provenienza, la presenza di una rete familiare, etc, per valutare se è il caso di agganciare la persona ad un territorio che non potrebbe offrire un percorso possibile alla persona, magari invalidando tra l’altro percorsi già attuati su altri territori (è il caso di tante persone seguite dai Sert di tutta Italia che provano a cambiare città perché sembra e sottolineo sembra che la nuova città offra chissà cosa…e di tanti altri casi ugualmente complessi). Nel caso che la valutazione sia quella di strutturare un percorso sul territorio ospitante, presenterà il caso al Servizio di competenza (sempre che l’ospite manifesti questa intenzione) per un aiuto più strutturato. Rimane in ogni caso un lavoro di informazione su tutte le possibilità che il territorio offre come risposta ai bisogni primari e un’agevolazione alla persona per accedervi.

Nella media soglia, invece, l’A.S. segue il progetto che la persona ha con il Servizio di riferimento e offre il supporto richiesto dallo stesso Servizio. Pertanto sono previsti incontri periodici con l’A.S. del Servizio a cui si offre la restituzione in termini di osservazione della persona, delle dinamiche emergenti etc, mentre con la persona si agisce da facilitatori per i rapporti con il Servizio e si possono prevedere dei colloqui su emergenze date dalla convivenza in struttura. In questo caso è importante che l’A.S. non si presti a nessun tipo di triangolazione che la persona potrebbe mettere in atto e che definisca sempre bene gli ambiti di competenza, evitando così possibili confusioni.
L’A.S. che opera nelle strutture notturne, almeno nella mia città, non è mai titolare del caso e non ha mai una presa in carico formale; allo stesso tempo non gestisce in prima persona nessuno strumento materiale (ad esempio sussidi economici, borse lavoro, etc).

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