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Alla biennale di Venezia: architettura, inclusione sociale e buon governo

Il giorno 18/11/06 per un corso universitario di Lavoro Sociale e Territorio (Laurea Specialistica in Interculturalità e Cittadinanza Sociale, Cà Foscari-Venezia) ci siamo recati in visita alla Biennale di Venezia, X° Mostra Internazionale di Architettura, intitolata Città. Architettura e Società. Sono riuscita a visitare solo l’esposizione principale allestita alle Corderie dell’Arsenale. E se non vi annoio troppo vorrei riportare l’esperienza…
Accanto all’ingresso sorgevano due spazi dedicati alla Cina. Una targa con una riflessione citava: lo spazio è definito in relazione alle persone. Il disorientamento e la frammentazione cui siamo sottoposti oggi, trova come unico spazio per una via di uscita l’anima, attraverso la meditazione. Curioso trovare una frase del genere in una mostra di Architettura.
Questa dimensione individuale dello spazio non l’ho più colta in tutto il resto della mostra, più orientata, a mio avviso, a proclamarne la funzionalità nella sua dimensione pubblica, collettiva, al tempo globale e locale.
La mostra allestita alle Corderie dell’Arsenale, era dotata, anche grazie alla lunghezza fisica del luogo, di assoluta continuità e coerenza organizzativa e tematica. L’ambiente era bene illuminato. L’allestimento si articolava a spina di pesce, con un lungo corridoio centrale.
In una sala introduttiva, enormi schermi circondavano il visitatore e anticipavano il tema. Venivano proiettati immagini tridimensionali del pianeta, cartografie dei continenti, metropoli sovraffollate, movimenti frenetici dell’era post-industriale e venivano indicate le interconnessioni globali tra le città odierne. Filmati, grafici e dati statistici sottolineavano la velocità e la portata dei mutamenti sociali, ambientali, climatici, economici e politici, tutt’ora in corso.
Negli spazi successivi le descrizioni-presentazioni di 16 aree metropolitane, accompagnate da vari progetti architettonici ed urbani. Questi rappresentano tentativi di soluzioni locali ad alcuni dei problemi che, nel XXI° secolo le metropoli,in continua crescita, si trovano ad affrontare. Nell’epoca della globalizzazione, infatti, emerge una forte tendenza all’urbanizzazione. Dinanzi alla crescita delle città il benessere è correlato all’evoluzione delle città stesse. La metropoli odierna – viene spiegato – deve cercare di reagire alla crisi globale, causata da conflitti culturali, flussi migratori, degrado ambientale, povertà emergenti, in maniera da governare e non subire i mutamenti in atto. Per quanti sono chiamati a progettare gli spazi urbani questa necessità può rappresentare una sfida, per co-operare insieme alle autorità preposte (governi, organizzazioni internazionali) al fine di rendere la forma della città più consona alla forma di vita quotidiana che in essa vive e si muove.
Al termine del lungo percorso delle Corderie (300 m) venivano evidenziati, come slogan, gli obiettivi prioritari di una progettazione-pianificazione urbana sensibile alla società e alle sue dimensioni: mobilità, lavoro, stili di vita, coesione e integrazione sociale dei suoi abitanti, rapporto con l’ambiente.
Le parole chiave emerse: inclusione sociale, rapporto mobilità – uguaglianza sociale, sostenibilità, tolleranza e buon governo.
Per quanto riguarda il rapporto tra ARCHITETTURA E INCLUSIONE SOCIALE, si è mostrato come la progettazione e la pianificazione urbanistica possano favorire la coesione e l’integrazione sociale della popolazione. Lo spazio dedicato alla città di San Paolo, Brasile, presentava un progetto di costruzione di 100 nuove scuole, aperte in orario serale, avente la finalità di contrastare la criminalità e il disagio, specialmente attorno all’area metropolitana, caratterizzata da multiculturalità, disoccupazione e povertà. Altro obiettivo è potenziare la rete ferroviaria.
Nella città di Bogotà, Colombia, le autorità hanno lanciato programmi di partecipazione pubblica per creare “senso di appartenenza e orgoglio civico”. Verranno costruiti edifici scolastici e centri polifunzionali per la popolazione, che negli ultimi 40 anni è cresciuta a dismisura.
Al Cairo, Egitto, l’allestimento di un centro culturale chiamato “Ruota della Cultura” pare abbia contribuito alla riduzione del tasso di criminalità di quella zona. Resta il problema della congestione del traffico (mezzi privati soprattutto), degli alloggi abusivi e sovraffollati e delle 100.000 persone che vivono nella città dei morti.
A Città del Messico, la seconda metropoli più grande dopo Tokyo, un progetto urbano ha avuto per finalità la costruzione di un centro culturale (Ixtapalapa) sulla periferia est della città, zona più popolata e caratterizzata da episodi di violenza e scarsità di infrastrutture. Per il governo la risoluzione del problema idrico resta comunque prioritario: difficoltà di aspirazione dell’acqua dal terreno, di sfruttamento del bacino acquifero, di rifornimento idrico, rendono ardue le condizioni di vita dei suoi 19.013.000 abitanti. Qui la benzina costa meno dell’acqua. Altro obiettivo per il governo è il potenziamento del trasporto pubblico.
Il problema della mobilità è presente in molte delle aree metropolitane presentate. Per la regione europea, per esempio, intensificare la rete dei trasporti viene posto come uno degli obiettivi primari dal punto di vista economico e politico. L’alta velocità aumenterà il bacino di utenza di molte città europee.
Affrontare il problema della MOBILITA’ secondo un obiettivo di UGUAGLIANZA SOCIALE richiede una pianificazione volta ad aumentare la vivibilità e la funzionalità degli spostamenti all’interno delle città e tra città. Nella città di Londra una tassa di circolazione per i mezzi privati è stata introdotta per promuovere l’uso dei mezzi pubblici in centro. A Los Angeles, invece, un progetto per collegare tra loro i sobborghi della città. L’efficace rete di trasporto “Transmilenio” dedicata agli spostamenti pendolari della Città di Bogotà, è un progetto volto a “permettere ai cittadini di dedicare più spazio alla vita familiare”. A causa dell’urbanizzazione, infatti, spostarsi per motivi di studio, di lavoro, di piacere, può rappresentare un costo sociale aggiuntivo. Da questo emerge quanto sia importante, nell’analisi degli impatti prodotti dai progetti urbani, considerare non solo come cambiano le città, ma anche come vengono trasformate le dinamiche quotidiane delle persone.
Una pianificazione urbana sensibile all’ambiente opera secondo criteri di SOSTENIBILITA’. Si è mostrato quanto la forma della città possa influire sull’ambiente, sull’inquinamento e sui mutamenti climatici. Qui entra in gioco la variabile densità (Misura la quantità di residenti in 1 Kmq). Città ad alta densità sono per esempio New York, Shangai, Mumbai. Città a bassa densità (modello più esteso), sono Londra, Los Angeles e Città del Messico. L’idea di rendere più efficace il trasporto pubblico in metropoli ad alta densità viene presentato come modello positivo di “crescita sostenibile”. L’idea di intensificare lo sviluppo urbano (attraverso la conversione di ex complessi industriali e l’utilizzo di edifici dismessi) viene promossa come alternativa all’edificazione di nuove aree. Une esempio è Torino, dove ex edifici industriali (come il Lingotto della Fiat) sono stati convertiti a finalità culturali (ora è un centro congressi). Alcune città a bassa densità, come Londra, stanno intraprendendo la politica del “salire anziché uscire” : aumentando la densità abitativa (attraverso la costruzione di grattacieli con percentuali riservate ad alcune categorie di professioni), anziché allargando ulteriormente i confini della città.
Il parco dell’Università di Al Azhar (Il Cairo-Egitto) ed alcuni progetti per spazi pubblici a Barcellona (città che mostra oggi una considerevole attrattiva per turisti, soprattutto giovani) sono chiari esempi di promozione della TOLLERANZA, dell’aggregazione, dell’incontro tra culture, attraverso la progettazione e la pianificazione urbana.
Nello spazio espositivo conclusivo delle Corderie si afferma: un BUON GOVERNO può creare buone città. Concordo. E’ superfluo richiamare la responsabilità pubblica sulla scelta del tipo di configurazione urbana, sul modo in cui vengono affrontate le sfide poste dall’urbanizzazione e gli effetti perversi della globalizzazione nelle grandi metropoli di oggi.
E’ curioso, quanto banale, osservare, come in occasione di eventi internazionali (Giochi Olimpici, Forum Internazionale, Giubileo, etc) molte autorità spremono letteralmente le meningi e il portafoglio per creare da zero infrastrutture adeguate…
Se l’Architettura -si dice- deve uscire dal tecnicismo e incontrare la società, la politica dovrebbe indossare gli occhiali delle scienze sociali (e non solo dell’economia), per affrontare le questioni problematiche e interrogarsi anche sulle cause. Il benessere del cittadino è il benessere della città.
Forse ingenuamente, ritengo assurdo far passare l’urbanizzazione come un mostro da affrontare, quando è anche un prodotto che si contribuisce ad alimentare. Se scegliessimo di rafforzare le infrastrutture e favorire adeguate condizioni di vita nelle periferie, invece di rivolgere unicamente lo sguardo alle città, forse creeremmo più città a misura d’uomo e non il contrario.
Il messaggio finale dell’allestimento delle Corderie asseriva: gli abitanti non sono solo elettori ma parte attiva di una società civile. Pienamente d’accordo. Resta il fatto che tra sedici aree metropolitane e innumerevoli progetti urbani presentati, solo in uno ho scorto una qualche forma di consultazione della società civile. Si tratta della zona di East River (New York) dove autorità e tecnici si sono confrontati con 6 quartieri per allestire nuove piste ciclabili, sentieri pedonali, etc.
Nel complesso mi è molto piaciuta l’esperienza, avvicinarmi allo “spazio”. Osservare lo spazio urbano e agli effetti che produce il pregettarlo; l’uso delle parole come immagini dirette (eravamo circondati da enormi scritte e pannelli) che non si fermano a dare l’informazione…ma sono esse stesse arte e architettura…

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