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Lettere dal silenzio

Sta per iniziare lo spettacolo.
Vedrete gli attori con il loro talento.
Ma non siete qui per questo.
Sentirete musiche molto belle e ben eseguite.
Ma non siete qui nemmeno per questo.
Siete qui per entrare in un guscio, o meglio in più gusci.
Sì, perché Thomas Mann diceva che il genio può essere racchiuso anche in un guscio di noce.
Nel guscio il genio, in questo caso, è fatto di parole.
Ma non sono le solite parole anche se comuni nel vocabolario.
Apriremo più gusci dentro i quali si trovano parole significanti.
Ma queste parole, ecco il caso singolare (il polo di attrazione di questo spettacolo) non hanno mai avuto nessun suono se non in questa occasione, suono inteso almeno in modo tradizionale.
Le parole, tutte le parole che sentirete in questo spettacolo non sono mai state pronunciate, non sono mai state prodotte con il loro suono da chi le ha prima pensate e poi scritte. Hanno un’altra vibrazione.
Sono parole che hanno una coscienza senza suono.
Sono parole che conservano la loro vibrazione espressiva esclusivamente all’interno del corpo che le ha pensate, all’interno dell’animo di chi le ha scritte.
Potremmo dire che sono parole venute da ciò che si vede, che si sente e che si spera, ma dette con le dita, per parafrasare ciò che ha scritto Scilla Raffin in una sua pubblicazione intitolata “Ti parlo con le dita”.
Le parole che sentirete questa sera in questo spettacolo sono state infatti prodotte tutte da ragazzi e giovani che per varie ragioni mediche, non parlano.
Sono parole abitate dal silenzio e perciò, paradossalmente, di una potenza straordinaria come solo il silenzio sa produrre.
Queste parole, questi testi, appartengono a ragazzi sui quali, a vederli, non si scommetterebbe una lira.
Com’è possibile parlare con le dita escludendo il metodo di comunicazione per sordomuti? Perché in questo caso non si tratta di ragazzi sordomuti.
Eppure, un altro metodo per farlo c’è e si chiama Comunicazione Facilitata.
E’ un metodo ideato per i ragazzi che non comunicano verbalmente, ragazzi cerebrolesi e non solo, e per i quali è praticamente impossibile ogni altro tipo di comunicazione.
La Comunicazione Facilitata nasce in Australia, emigra in America e poi si espande in tutto il mondo ed è considerata ancora un metodo d’avanguardia per il recupero dell’handicap.
Molto spesso, una volta applicata ai ragazzi disabili, rivela la possibilità di conoscere dei geni.
E’ un metodo che richiede da parte del facilitatore molta etica ed apertura mentale, mentre da parte di chi è facilitato richiede molto sforzo, concentrazione e soprattutto la volontà di dire.

La Comunicazione Facilitata dà spesso ai ragazzi disabili la sorprendente opportunità di dire attraverso la scrittura, di esprimere la propria opinione, di diventare persona come prima non era mai accaduto.
Una scrittura scelta accuratamente, faticosa da realizzare come una conquista importante della vita, in un mondo di frettolosi, di superficiali, di guardoni, di opportunisti che hanno il dono della parola e non se ne rendono conto o lo danno per scontato.
La Comunicazione Facilitata ha capovolto situazioni e chiusure, ha permesso di sollevare un velo sotto il quale ci sono orizzonti incredibili e prima impensabili.
Lo spettacolo di questa sera è stato scritto proprio da questi ragazzi. Che non chiedono attenzione pietosa, considerazione riparatrice o altri sentimenti ritardatari per tamponare sensi di colpa collettivi.
No, questi ragazzi vi offrono il loro prodotto che diventa più prezioso perché nasce da una mancanza, la parola detta, ma nasce dalla volontà ferrea di volerla dire pur non sapendolo fare in modo verbale.
Ecco il genio nel guscio.
Tutte le parole di questo spettacolo sono state ottenute così con il metodo che inizia con il sostegno della mano (far vedere) per poi passare al sostegno del polso, dell’avambraccio e fino ad una semplice vicinanza del facilitatore a chi deve scrivere.
Provate a chiudere la bocca ed a voler dire i vostri sentimenti, o la vostra ira, o semplicemente la vostra opinione . Quale sarebbe la vostra condizione psicologica nel non poterlo fare?
Ricordatelo sempre mentre sentite ogni parola di questo spettacolo.
E, lasciatemi dire grata della vostra attenzione, che il vero successo sarà quando tutti noi considerati normali assomiglieremo un po’ di più a chi non ha voce.
Vi ringrazio.
LUDOVICA CANTARUTTI
Schio, 30 marzo 2007
(Presentazione fatta in occasione dello spettacolo “Lettere dal silenzio” a Schio (VI) nel marzo 2007)

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