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Assunti del counseling narrativo

Alla base della teoria che supporta l’approccio del counseling narrativo, vi è la convinzione necessaria che la relazione che si genera all’interno dell’incontro debba essere una relazione paritaria all’interno della quale il cliente mantiene la sua visione del mondo mentre il counselor assume il ruolo di facilitatore per la costruzione di storie alternative alla narrazione presente nella richiesta di counseling, storie che però non sono estranee al cliente o proposte e suggerite dal counselor, ma che già esistono nella mente del cliente, e necessitano solo di essere scoperte, contattate e gestite.

In questo modo il counselor non aggiunge niente di suo all’interno della visione del cliente, seguendo altresì in questo modo quelli che sono alcuni dei principi fondamentali della Gestalt, quale ad esempio, la considerazione delle persone come:

  1. capaci di essere consapevoli delle loro sensazioni, dei loro pensieri, delle loro emozioni e delle loro percezioni;
  2. proattive piuttosto che reattive, e dunque in grado di determinare le proprie risposte al mondo;
  3. capaci di scegliere, attraverso la consapevolezza di sè, e dunque responsabili del loro comportamento;
  4. detentrici di potenzialità e risorse per vivere in maniera efficace e per soddisfare i propri bisogni.

Il counselor non è depositario di una conoscenza interpretativa di tipo normativo su cui basare l’intervento, piuttosto diviene co-costruttore insieme al cliente, attivando così un processo attraverso il quale la dinamica ri-narrativa facilita il cliente nella focalizzazione di elementi divergenti nei riguardi della definizione del problema. Ed è giusto in queste storie divergenti che risiede la possibilità del cambiamento, ovvero nell’emergenza di storie in cui il cliente rinarra se stesso partendo dalle sue potenzialità creatrici già presenti nella sua storia.

La prassi operativa del counseling narrativo focalizzato sulle soluzioni2, prevede il passaggio, nel processo di counseling, da una narrazione co-costruita (da cliente e counselor) e improntata sulla soluzione del problema, ad una co-narrazione in cui le soluzioni assumono una funzione centrale nella costruzione dei significati condivisi.

Il cliente diviene dunque parte attiva e prioritaria nel direzionare l’intervento di counseling all’interno di una rinarrazione in cui egli è agente dinamico e promotore del proprio cambiamento, rinarrando se stesso all’interno delle sue potenzialità intrinseche, focalizzandosi sulle soluzioni possibili già presenti nella sua esperienza o ideandone di nuove partendo però sempre dal suo punto di vista: in questo modo il cliente sperimenterà il senso dell’autoefficacia che si trasforma in un’esperienza narrativa-emozionale molto carica e in grado di restituirgli la percezione e la consapevolezza di essere agente attivo nei confronti delle scelte operative richieste dalla realtà di vita.Ed è per questo che i presupposti teorico-operativi che sostengono l’intervento di counseling centrato sulle soluzioni considerano quattro elementi basali su cui costruire ed improntare l’intervento. ovvero:

  • il linguaggio, considerato come veicolo per la creazione di possibilità e cambiamenti, come strumento essenziale per la gestione e pianificazione delle strategie adattive del cliente;
  • il cambiamento della focalizzazione della narrazione, ovvero il riconoscimento narrativo delle “possibilità” presenti, passate e future, che implica una sorta di decostruzione attiva della narrazione/problema a favore di una nuova visione comprensiva di “possibilità”, facendo leva sulla focalizzazione, durante la ricostruzione narrativa, di momenti di vita in cui il cliente è stato in grado di gestire la situazione problematica oppure immaginando un processo operativo alternativo alla sua situazione che gli permetterà di gestire la situazione stessa. In questo contesto il counselor occuperà la posizione di facilitatore dei processi direzionali e decisionali propri del cliente;
  • l’orientamento conversazionale al futuro, ovvero la tecnica adottabile dal counselor attraverso la quale, all’interno del processo di co-costruzione narrativa, egli tenterà di mantenere il focus della conversazione ancorato all’ideazione futura, facilitando la permanenza del cliente all’interno di una prospettiva futura ove siano presenti storie alternative alla situazione/narrazione/problema per cui è stato richiesto il counseling;
  • il riconoscimento e potenziamento delle competenze dei soggetti, che torna a ribadire la necessità della presa di coscienza da parte del cliente del proprio ruolo attivo e costruttivo nel processo di counseling e della responsabilità viva nei confronti di se stesso, della sua esistenza e delle proprie scelte di vita e cambiamento3, quello che forse in altri termini potremmo definire semplicemente e complessivamente…Empowerment.

NOTE:

1 CLARKSON P., Gestalt Counseling, Sovera Multimemedia, Roma 1992.

2 O’BYRNE M. J., Il counseling narrativo. Interventi brevi centrati sulle soluzioni, Erickson, Tento 2004.

3 Contenuti estratti da: Relazione del Dott. Paolo Chellini, V Congresso Nazionale della S.I.Co. – Società Italiana di Counseling il 25 giugno 2005.

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