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Il ruolo promozionale ed educativo del testamento biologico

Mai come in quest’ultimo periodo si sente l’urgenza di una legge che tuteli la persona nella fase finale della vita, soprattutto quando riguarda giovani in condizione di danno cerebrale da trauma, per incidenti automobilistici o motociclistici. E’ il caso di Eluana Englaro, una giovane donna in stato vegetativo permanente dal 1992, in conseguenza di un incidente stradale, tenuta artificialmente in vita mediante un sondino naso-gastrico che provvede alla sua nutrizione e idratazione, di cui televisioni e giornali si stanno occupando, sembra proprio con accanimento.
Dopo che nel 1999 il Tribunale di Lecco e la Corte d’Appello di Milano avevano rigettato la richiesta di interruzione delle cure presentate dal padre della ragazza, pur non contestando il suo ruolo di tutore, la Corte di Cassazione è intervenuta con sentenza numero 21748 depositata il 16 ottobre 2007.
Questa sentenza cerca di offrire la possibilità di ridiscutere una tragedia che dura da sedici anni. La Corte ha infatti deciso che il giudice può, su istanza del tutore, autorizzare l’interruzione di alimentazione e idratazione artificiali, se si accertano la presenza di due precise condizioni: che sia provata come irreversibile la condizione di stato vegetativo, e che sia accertato che il convincimento etico della ragazza avrebbe portato a tale decisione se fosse stata in grado di scegliere.
Due sono gli elementi innovativi di questa sentenza:
- il paziente non ha il dovere di vivere. O se vogliamo ha il diritto di scegliere di sacrificare la propria vita. È la prima volta che la Corte sancisce che morire può essere un diritto;
- alimentazione e idratazione artificiali con sondino naso-gastrico non costituiscono in sé, una forma di accanimento terapeutico. Sono tuttavia un trattamento sanitario, dunque possono essere sospesi.
Tutti vorrebbero decidere per Eluana. Suo padre, Beppino, dopo una serie di battaglie legali, ha convinto sia la Cassazione, sia la Corte d’ Appello di Milano, che sua figlia non avrebbe mai accettato e voluto per sé una vita vegetativa. Dopo Cassazione, anche la Corte d’Appello di Milano ha ratificato la sentenza, che sembrava essere diventata immediatamente operativa, se non fosse stato sollevato dalla Camera il conflitto d’attribuzione davanti alla Corte costituzionale. Si è parlato infatti di ingerenza del potere giudiziario su quello legislativo, sintomo del clima politico che si respira. La pressione politica sul fatto è fortissima.
Dopo l’accanimento terapeutico, l’accanimento mediatico. L’argomento più utilizzato contro il principio dell’autodeterminazione della persona è quello della sacralità e intangibilità della vita. È certamente vero che la vita rappresenta un valore supremo, che va rispettata e salvaguardata come tale. Tuttavia è lecito chiedersi che cosa si intenda esattamente e correntemente per vita. Esiste una condizione biologica, rappresentata dall’insieme delle funzioni biochimiche cellulari. Queste funzioni sono fondamentalmente simili in tutti gli esseri viventi.
Ciò che distingue la vita umana è l’insieme delle esperienze, delle relazioni, delle gioie, dei dolori e delle sofferenze, delle speranze nel futuro, delle attese, degli sforzi per rendere più degna e umana la vita. In altri termini, è necessario distinguere la vita biologica dalla vita biografica; quando la vita biografica cessa, come nel caso di Eluana Englaro, oppure divenga intollerabile, come nelle malattie terminali, può essere presa in considerazione l’eventualità di porre termine alla vita biologica, se tale era la volontà della persona, espressa attraverso un documento (testamento biologico) o affidata al ricordo di familiari e amici? Persino il grande poeta Dante Alighieri nel primo canto del Purgatorio così canta: “Libertà va cercando, ch’è si cara, come sa chi per lei la vita rifiuta”.
La libertà, il diritto all’autodeterminazione, di cui il testamento biologico è la concretizzazione, il cui conseguimento pur se ne comporti la morte, come nel caso di Eluana Englaro, come d’altronde è accaduto per Welby, Nuvoli, come probabilmente accadrà per Paolo Ravasin, è preferibile alla vita senza di essa. Questo diritto è riconosciuto dalla Costituzione che così recita all’articolo 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”
Rispettare una persona, nel suo diritto di autodeterminarsi, significa accettarla nella sua volontà di essere libero, anche di fronte alla scelta suprema del rifiuto di trattamenti sanitari futili, e quindi di per sé, inutili.
Per questo urge una legge, affinché oggi, nessuno scelga per Eluana Englaro, e domani, nessuno scelga per noi.
Si tratta quindi, come ha più volte ribadito il Prof. Veronesi, non solo di salvaguardare il principio dell’autodeterminazione, ma anche e soprattutto di proporre alla popolazione giovane il tema difficile, ma fondamentale, del termine della vita.
Il testamento biologico assume quindi un valore profondamente educativo perché obbliga gli adolescenti, i giovani e gli adulti ad affrontare i temi esistenziali, a dibatterli e a interrogare se stessi su come ciascuno vorrebbe concludere il proprio ciclo biologico, nel caso tale evento grave si realizzasse. Queste riflessioni, non possono che essere utili alla formazione di una personalità consapevole e cosciente, non solo sul grande tema dell’autonoma decisione sul proprio progetto di vita, ma anche sul problema del consenso informato alle terapie mediche, di cui il testamento biologico è una logica estensione.
In questo percorso il servizio sociale a mio avviso, può dare un contributo essenziale. Il suo è un ruolo educativo e promozionale, a sostegno dell’affermazione del principio dell’autodeterminazione e del consenso informato alle cure.
(Se volete saperne di più sul testamento biologico visitate il mio sito: http://digilander.libero.it/niki.martinelli)

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