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Uomo in fuga

Non so proprio come ho fatto a trovare un mio equilibrio psicofisico dopo decenni di malattia mentale la quale mi ha distrutto tutta la mia giovinezza e gran parte del mio stato di adulto. Chi lo ha letto mi ha detto che la lettura è una specie di incubo che sembra non finire mai, tanti sono i tentativi per uscire dal baratro della nevrosi e altrettanti sono i fallimenti di tali tentativi che l’autore accumula negli anni. Dalla mia nascita fino ai 55 anni racconto anno per anno tutte le mie amarezze e le mie sofferenze. Se poi uno vuol documentarsi meglio del disastro combinato in me dalla malattia mentale può leggere i due volumetti di poesie dal titolo: “In lotta con la nevrosi” e “Tra disperazione e speranza” in cui quasi ogni poesia, scritta nel momento dell’autodistruzione mia, traspare sempre un raggio di speranza. Io penso che questa intonazione di fiducia, mi sia arrivata dalla mia fede in Dio (anche se devo confessare: Dio non mi ha fatto tante coccole).

Io attribuisco il mio decennale stato di autodistruzione, al fatto di avere intrapreso una strada che non era secondo la mia natura: sono diventato frate per spinte esterne a me e non per mio desiderio. Per cui ho lottato controcorrente tutti i miei lunghi anni, fino a quando non ho deciso di prendere in mano la mia disastrosa situazione e in dieci lunghi anni di lotta ho ottenuto qualche risultato positivo: mi sono abbastanza riconciliato con me stesso. Mi è sufficiente l’equilibrio ottenuto.

Cosa posso dire della struttura ospedaliera riguardo al grave problema della malattia mentale? Offre tante medicine, anche buoni psicofarmaci, ma si ferma lì. Il suo contributo alla guarigione dello psicopatico è quasi irrilevante. Per mia esperienza, quando un malato entra ed esce dal reparto psichiatrico per 5-6 volte, diventa solo un numero per la struttura ospedaliera, per non dire, un vero e proprio peso da portare avanti decine di anni.

Non viene offerta l’unica via d’uscita per tale malattia, quella di un accompagnamento umano dell’ammalato dal suo stato autodistruttivo ad una possibile normalizzazione dei rapporti sociali e con se stesso. Capisco che, ora come ora, chiedo una cosa impossibile: chiedo troppo. Chiedo uomini e donne spinti da una salutare vocazione e grande fiducia nell’uomo in qualunque stato egli si trovi, anche il più disperato. Non ce ne sono che troppo pochi nell’attuale società.

Chi desidera comperare il mio libro deve, purtroppo, rivolgersi solo a me, in quanto che la casa editrice Graphe.it ha rinunciato a fare una seconda edizione e mi ha ridato i diritti di autore. Alla seconda edizione ho pensato a mie spese.
Il mio indirizzo eMail è: padresantino@tin.it

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1 commento Lascia un commento »

  1. Caro Santino ho letto con piacere il tuo art e mi fa piacere che tu sia dei nostri.Io ti posso assicurare che esistono persone capaci di ascoltare e capire i problemi che hai avuto.Confrontarsi con la malattia psichiatrica richiede un impegno non comune e se non si è fortemente motivati alla fine non è un lavoro ma un calvario. Credo nella forza della preghiera ma credo anche nella determinazione delle persone a volersi risollevare. L’uomo è una grande macchina ed ha delle risorse che se ben sfruttate son la chiave di volta di situazioni che appaiono disperate. Un bravo analista può fare tanto e smuovere situazioni che da sempre ci apparivano irrisolvibili,te lo dico per esperienza diretta. Ma se a questo poi riesci ad affiancare la forza della fede è ancora più facile uscirne fuori.
    A nome di tutti…benvenuto!!
    Biancamaria.

    Commento by Biancamaria Brancaccio — 25 settembre 2008 [Permalink]

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