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Quanta luce oltre questo buio

La disabilità psicofisica grave, sia congenita sia acquisita, è una condizione di vita negativa, di buio, ma è possibile trovare la luce in questo buio potenziando i sensi che non hanno menomazioni. I sensi sono cinque, se uno o più di essi non funzionano si possono sviluppare i restanti bilanciando tali disfunzioni.

Come possono un cieco vedere, un sordo sentire, un muto parlare?

E’ possibile attraverso quella cosa impalpabile, intangibile, ma con una potente forza evocatrice in grado di valicare le barriere sensoriali chiamata musica.

La musica si può udire, ma anche sentire attraverso il profumo di uno strumento di legno, della carta di uno spartito nuovo, vedere attraverso uno strumento percosso, pizzicato, accarezzato, attraverso un corpo di ballo i cui movimenti producono vibrazioni tattili ed emotive dell’aria, infine si può gustare attraverso un piatto che rimanda a terre vicine o lontane visitate realmente o nella fantasia.

La musica dà luce ad occhi spenti, voce a chi non ce l’ha, produce suono in orecchie in cui regna il silenzio, io l’ho visto con le mie orecchie, udito con i miei occhi, gustato con il mio naso, sentito con la mia bocca, toccato con mano attraverso l’attività di musicoterapia a cui ho collaborato presso Centri Diurni per disabili gravi. Tramite quest’esperienza ho capito che la musica può farti accettare ciò che il silenzio rende intollerabile, anche condizioni di vita che potrebbero essere di buio profondo se non vi fosse la luce prodotta dalla musica.

La musicoterapica può essere applicata ad altri contesti educativi, ma anche a persone normodotate per risvegliare i sensi sopiti dalla frenesia dell’attuale società post-moderna.

Per approfondimenti sull’argomento consultare “Che casino questo silenzio” di Danilo Saccotelli, edizioni Firenze Libri Maremmi, testo acquistabile on line al sito www.bol.it, www.ibs.it.

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