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L’ICF: il nuovo approccio (inclusivo) alla disabilita’ introdotto dall’OMS

Le motivazioni che mi hanno indotto all’elaborazione del presente contributo derivano dalla constatazione, di una poco diffusa e spesso non adeguata conoscenza all’interno della nostra comunità professionale, del nuovo approccio culturale e metodologico alla disabilità proposto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità con l’ICF.
Mi permetto di affrontare tale tematica dal momento che come assistente sociale ho partecipato, in qualità di sperimentatrice, all’interno del Disability Italian Network, ai trials per la revisione di tale strumento. Esperienza di notevole valore professionale e personale che ha contribuito a consolidare in me la consapevolezza circa l’importanza di un approccio integrato biopsicosociale alla disabilità e pertanto interdisciplinare, in cui l’assistente sociale può apportare il proprio contributo relativamente agli aspetti di contesto e dei fattori ambientali.
Il modello proposto dall’ICF, infatti, superando la classica relazione menomazione/disabilità/handicap, descrive la disabilità come la conseguenza o il risultato di una complessa relazione tra la condizione di salute di una persona, i fattori personali, e i fattori ambientali. Rappresenta, infatti, un capovolgimento di logica che pone al centro la qualità della vita delle persone affette da una patologia, e proponendo, inoltre, un modello biopsicosociale ed inclusivo della disabilità, riesce ad ovviare alla contrapposizione tra il modello puramente “medico” e quello puramente “sociale” di disabilità. L’ICF ha apportato una vera e propria rivoluzione culturale, in quanto non propone più una classificazione della disabilità, come accadeva con l’ICIDH del 1980, in base al quale, al danno anatomico o funzionale (minorazione), conseguivano, in modo lineare, l’incapacità della persona di svolgere un’azione o un compito, ed infine lo svantaggio esistenziale o handicap, ma propone una definizione di disabilità quale condizione di salute in un ambiente sfavorevole.
La portata innovativa di questa diversa lettura del corpo e della salute degli individui, risiede nell’approccio integrato nel quale, per la prima volta, si tiene conto dei fattori ambientali, classificati in maniera sistematica. Questa definizione fa comprendere che è stato superato il vecchio concetto che sosteneva che dove finiva la salute iniziava la disabilità e che aveva inteso le persone con disabilità un gruppo separato dal resto della società.
Passaggio culturale reso possibile grazie:
- alla consapevolezza che qualunque persona in qualunque momento della vita può avere una condizione di salute che in un ambiente sfavorevole diventa disabilità;
- al riconoscimento delle differenze e alla loro valorizzazione;
- alla comprensione della nostra individuale multidimensionalità;
- al ritorno a concepire il corpo come intero e non come insieme di organi;
- all’elaborazione di riflessioni che ci hanno indicato quanto sia inscindibile la relazione che instauriamo con l’ambiente.
L’ICDH aveva fatto credere che le azioni per promuovere l’integrazione delle persone disabili, dovessero mirare alla riduzione del deficit e delle sue conseguenze quasi esclusivamente con interventi specialistici e di tipo biomedico. Ecco allora che l’ICF introduce il concetto di disabilità inteso come discrepanza tra le richieste ambientali e le prestazioni di un singolo individuo.
Si comprende come, in base a questa impostazione, la disabilità, non è più da intendersi come qualcosa di statico ed immodificabile, ma, viceversa, suscettibile di sostanziali modifiche mediante specifici interventi anche sul contesto. Inoltre, mentre la precedente classificazione era destinata alle persone disabili, l’ICF è invece uno strumento universale, rivolto a tutti gli individui, con l’obiettivo di misurare non solo la disabilità ma anche lo stato di salute di un individuo o dell’intera popolazione. Obiettivi che possono essere raggiunti studiando la persona nella sua globalità, senza trascurare l’ambiente in cui egli vive, con le sue risorse e le sue barriere. Con l’ICF, inoltre, abbiamo finalmente un linguaggio standardizzato, unificato, che consente la comunicazione in materia di salute e di disabilità in tutto il mondo e tra varie scienze e discipline. La diagnosi dello stato di salute o di disabilità viene formulata raccogliendo in primis le informazioni in merito alle strutture anatomiche e alle relative funzioni del soggetto da esaminare. Gli aspetti negativi del corpo prendono il nome di menomazione (termine con il quale si intende indicare il difetto o la perdita di una struttura corporea o di una funzione fisiologica). Di seguito, si raccolgono le informazioni inerenti al funzionamento personale e sociale dell’individuo, indicate con i termini di attività e partecipazione (Ove per attività si intende l’esecuzione di un compito o di un’azione da parte di un individuo, e per partecipazione, il suo coinvolgimento in una situazione di vita). Le restanti informazioni si riferiscono all’ambiente dove vive la persona. Informazioni che riguardano le tecnologie, i servizi presenti, gli aspetti architettonici, il sistema normativo, la cultura, etc. All’interno dell’ambiente è possibile individuare gli aspetti positivi, che facilitano l’attività e la partecipazione, e gli aspetti negativi, definiti barriere o ostacoli. I dati vengono raccolti in maniera indipendente per analizzare in seguito le associazioni e le relazioni sussistenti e misurare lo stato di salute globale.
Secondo quanto affermato dalla D.ssa Matilde Leonardi, l’ICF riflette i cambiamenti di prospettiva nella disabilità attraverso i suoi tre principi fondamentali: universalismo, approccio integrato, modello interattivo e multidimensionale del funzionamento e della disabilità. La parola handicap, che in uno studio condotto dall’OMS, ha connotazione negativa, non sarà più utilizzata. L’ICF può avere, pertanto, ricadute di grande portata sulla pratica medica e sulle politiche sociali e sanitarie internazionali. La disabilità non è il problema di un gruppo minoritario ma una condizione che ognuno può sperimentare durante la propria vita, e l’ambiente, quale fattore determinante nel definire la disabilità, può essere UNA BARRIERA o UN FACILITATORE. La medicina aveva, e forse ancora ha, la tendenza a scindere la “malattia” dalla persona che ne è affetta e dal contesto in cui questa vive, l’ICF, propone e rafforza, invece, l’approccio olistico, ed integrato tra sociale e sanitario alla persona.
Sarebbe auspicabile, quindi, che anche nella nostra categoria professionale si valutasse la possibilità di avviare specifici percorsi di approfondimento dell’ICF anche per individuare strumenti per la valutazione degli outcomes degli interventi effettuati dai vari servizi e soprattutto da quelli sociosanitari.

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4 commenti Lascia un commento »

  1. Se posso volevo solo evidenziare come nella mia esperienza e per l’uso effettuato dal 2003 di questo strumento sia ottimo per una valutazione funzionale ma non si presti affatto ad una valutazione d’esito o a una programmazione dell’intervento legato a ai bisogni di sostegno e alla qdv delle persone con disabilità.
    Tra l’altro denuncia dei limiti fondativi rispetto alla recente convenzione sui diritti delle persone con disabilità dell’ONU. L’icf è uno strumento ottimo per la valutazione del funzionamento ma carente nell’individuare la necessita/quantità di sostegno da erogare per questo vanno preferiti strumenti come le SIS che a partire da una analisi funzionale (una fotografia) disegnino un reale progetto inclusivo.

    Commento by Tiziano Gomiero — 21 aprile 2009 [Permalink]

  2. Sono d’accordo, in effetti l’ICF è uno strumento di classificazione a cui non è seguito, dopo un tentativo con il Who-Das, uno strumento di valutazione tale da individuare gli interventi/sostegni necessari alla particolare situazione. Ora abbiamo la SIS , di cui voi come Anfass siete i promotori, che noi in Calabria come equipe tecnica di Fondazione Betania (di cui faccio parte) stiamo sperimentando assieme all’equipe tecnica dell’Azienda Sanitaria di Catanzaro attraverso un accordo di programma… Vedremo gli esiti della sperimentazione.. Grazie per il tuo intervento

    Commento by Antonia Vittoria Dieni — 23 aprile 2009 [Permalink]

  3. non sono molto informata sull’argomento. cosa è l’icf?
    grazie

    Commento by Dony — 29 luglio 2011 [Permalink]

  4. @ Dony: ICF sta per Classificazione internazionale del funzionamento, della salute e della disabilità.

    Commento by Marianna Lenarduzzi — 4 agosto 2011 [Permalink]

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