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Le ragioni del cuore e la ragione che muore: una riflessione sul reato di stalking

Quando il trasporto emotivo diventa ossessione d’amore…

Una donna e un uomo s’incontrano. Prendono a frequentarsi, si trovano bene, decidono di mettersi insieme. La relazione dura alcuni anni, poi qualcosa s’incrina. Separarsi appare inevitabile, ma lui non ne vuole sapere. E qui comincia il dramma della donna.

Si tratta di una situazione-tipo riconducibile al fenomeno dello stalking, una delle tante, possibili variazioni sul tema.
E’ un termine anglosassone, ricordiamo, indicante una condotta persecutoria perpetrata attraverso tentativi di comunicazione verbale e scritta, appostamenti, pedinamenti e intrusioni nella vita privata di una persona.
Nel nostro paese é divenuto reato grazie al decreto-legge n. 11 del 23 febbraio 2009, poi convertito nella L. n. 38 del 23 aprile dello stesso anno.

Ora, come mai questo articolo? L’idea é maturata dopo un’esperienza risoltasi in una delusione. Non avendo incontrato piena corrispondenza, ho fatto appello al senso di amor proprio e all’istinto di autoconservazione, per poi riflettere sull’assurdità e le sgradevoli conseguenze di qualsiasi comportamento molesto verso chicchessìa.

Come dicevamo, all’inizio c’é un’attrazione reciproca o di una sola persona verso l’altra. Se la storia finisce o nemmeno comincia, uno dei due non sa (non vuole) accettarlo. Può essere una “cotta” che ti fa perdere la testa, un’indole possessiva figlia di una cultura maschilista, virilità mortificata, paura della solitudine e di non saper colmare un vuoto, consapevolezza di una serie di progetti che sfumano… in ogni caso vengono meno interesse e affetto genuini e si fanno strada da un lato un atteggiamento ostile, risentito, dall’altro un comportamento ossessivo pieno di (false) premure teso alla disperata (ri)conquista del partner. La condotta irrazionale irrompe qui, ed é come tornare a uno stadio primordiale dell’uomo: tu puoi anche desiderare una persona, credere di volerle bene, ma che amore può essere quello preteso a ogni costo creando disagio e arrecando danno all’altro, ti fa vivere in uno stato di tensione costante e stravolge i tuoi ritmi quotidiani?

Allora é opportuno considerare nobili vie di “salvezza” e forme di razionalizzazione dell’esperienza. Pur sapendo che a volte, purtroppo, sfocia in tragedia.

In primo luogo, é sacrosanto rispettare l’autodeterminazione dell’altra persona. Chi fa stalking infatti si rivela chiaramente, profondamente egoista. Come non cercasse più il confronto con qualcuno bensì, in una sorta di corto circuito affettivo, il possesso di qualcosa, finendo per respingere ogni addebito, negare le proprie responsabilità. Mi viene in mente un bimbo capriccioso che all’ennesimo “no” architetta un dispetto peggiore dell’altro.

Poi é fondamentale avere a cuore il proprio benessere psico-fisico, convincersi che non c’é rispetto più grande di quello per se stessi: se la cosa mi fa star male, perché insistere? “Rassegnarsi stoicamente e ripartire”, ecco il motto da seguire. Neanche tanto facile, in verità, specie se la persona in questione “ti ha preso” parecchio e non puoi fare a meno d’incontrarla per ragioni diverse.
Mettiamoci pure che se non scocca la scintilla, é mancata la cosiddetta “chimica”, non doveva andare e basta.

Infine… ci vuole un po’ di stile, anche dopo un rifiuto. Sai di aver fatto il possibile e conta uscire di scena a testa alta.

Ecco, non m’illudo di far breccia nella testa di potenziali stalkers, con questo pezzo. Però chissà. Il fatto é che queste persone tirano dritto, poco propense (essendo una delicata faccenda privata) a confidarsi, figuriamoci valutare un supporto ad hoc. Perché avrebbero, a mio avvìso, altrettanto bisogno di aiuto…

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3 commenti Lascia un commento »

  1. Pur nella condivisione dell’articolo, semplicemente ed accettabile, non va dimenticato che manca spesso la “controprova”, ovvero esiste anche l’utilizzo del fenomeno stalking come escamortage aggiuntivo per ottenere esclusività e potenziali vantaggi, e mi rendo conto che non si possa estendere ad ogni caso, ma l’associazione della quale faccio parte ravvede nello stalking un ennesimo strumento che si aggiunge alle false dichiarazioni di violenza subita in occasione di separazioni con figli per ottenere casa figli e denaro. Il fenomeno è già conosciuto nelle aule dei tribunali e oltre l’85% delle dichiarazioni di (falsi) abusi sono la riprova di quanto le donne in fase separativa, siano pronte a “colpi bassi”…a totale discapito poi, di quelle che invece subiscono davvero il fenomeno!
    Quindi diciamo che esiste l’aspetto “Abuso- funzionale”, del fenomeno stalking, dal quale occorre difendersi,
    ma il quesito è: COME?

    Roberto Castelli, Presidente ass. Genitori Sottratti
    http://www.genitorisottratti.it

    Commento by Roberto Castelli — 8 marzo 2011 [Permalink]

  2. salve, non avevo tenuto conto dell’aspetto di cui Lei parla. del resto quando il tema é vasto, difficilmente un articolo può essere esaustivo. la ringrazio per il suo contributo senz’altro utile alla mia conoscenza in materia.

    Commento by Marcello Munari — 8 marzo 2011 [Permalink]

  3. Sono perfettamente d’accordo con il signor Castelli in quanto stò vivendo la cosa di persona pur non avendo fatto niente di tutto quello che può essere considerato stolking. e’ un’arma che gli avvocati molto spesso usano per vincere facilmente le cause.
    Condivido anche io comunque l’articolo del signor Munari, tranne la prima parte in cui viene scritta la frase “……….E qui comincia il dramma della donna…..”. Il dramma può cominciare anche per l’uomo e questo non viene quasi mai preso in considerazione.
    Grazie

    Commento by Mirko — 26 ottobre 2011 [Permalink]

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