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L’attaccamento nell’infanzia e il suo ruolo fondamentale nello sviluppo della personalità

La teoria dell’attaccamento è stata proposta inizialmente dallo psichiatra inglese John Bowlby e successivamente è stata ampliata con il contributo di Mary Ainsworth che ha ideato la ricerca Strange Situation.
Bowlby si interessò in modo crescente alla natura del rapporto madre-bambino e rimase colpito dall’importanza che ha la relazione primaria madre-bambino nel consentire un sano sviluppo della personalità dell’individuo. Inizialmente la teoria dell’attaccamento si è sviluppata a partire dalla teoria psicoanalitica, e  successivamente si è basata molto sull’approccio etologico in quanto Bowlby non sempre mostrava fiducia nelle teorie psicoanalitiche.
La psicoanalisi offriva due differenti descrizioni del rapporto madre-bambino.
La prima descrizione avanzata da Freud, riguardava la teoria pulsionale in cui il legame che unisce la madre al bambino è vista come “libido” o energia fisica. Il bambino appena nato vive in un mondo di “narcisismo primario” e sperimenta il bisogno di nutrimento come espressione della sua sessualità infantile. Se la madre è assente, cresce tensione, dovuta alla libido non scaricata che è sentita come angoscia dal bambino.
Quindi si riteneva che il bambino sviluppasse uno stretto legame con la madre perché lei lo nutre. La fame veniva considerata come una pulsione primaria, mentre la relazione personale, cui si riferisce il termine “dipendenza”, una pulsione secondaria.
Si riteneva che il bambino una volta che ha imparato a nutrirsi da solo si sarebbe dovuto liberare da tale dipendenza che da quel momento in poi sarebbe stata considerata infantile.
La seconda descrizione, riguarda la teoria delle relazioni oggettuali, sostenuta da Melanie Klein, che postulava il seno materno come il primo oggetto con cui il bambino instaura una relazione. Il bambino attribuisce ad un oggetto, idealizzato, ogni aspettativa di bontà, amore, piacere perciò detto “oggetto buono” o “seno buono”, o lo trasforma in oggetto persecutorio e quindi portatore di dolore, angoscia e cattiveria detto perciò “oggetto cattivo” o “seno cattivo”. Sia Freud che la Klein vedevano l’attaccamento del bambino alla madre come un istinto derivato dalla nutrizione o dalla sessualità infantile.
Nel 1951 un amico di Bowlby aveva attirato la sua attenzione sugli studi di Konrad Lorenz sull’imprinting, e presto fu affascinato dal libro L’Anello di Re Solomone, di cui si fece prestare una copia.
In particolare Bowlby era stato colpito dal fenomeno descritto da Lorenz a proposito delle risposte che in alcune specie di uccelli determina il “mettersi a seguire”. Gli uccelli subito dopo la nascita mostrano una certa preferenza per quasi ogni tipo di oggetto di cui hanno avuto esperienza e da quel momento tendono a rimanere in contatto visivo e uditivo con esso. Le preferenze una volta che sono state instaurate, tendono a persistere anche durante lunghe assenze dell’oggetto su cui l’animale si era fissato, e quindi ne cerca la vicinanza. Lorenz ha notato tale comportamento anche nelle anatre e nelle oche senza che l’animale ricevesse cibo o altre ricompense.
Nel 1954 Robert Hind attirò l’attenzione di Bowlby sul lavoro di Harlow con le scimmie Rhesus. In una serie di esperimenti i piccoli di scimmia venivano messi a confronto con una madre fantoccio alla quale era attaccato un biberon, e con un’altra madre fantoccio senza biberon, ma coperta di una stoffa morbida e pelosa. Le piccole scimmie mostrarono una certa preferenza per la madre pelosa anche se non erano nutrite da essa.
Ciò che emerge da questi esperimenti è che gli animali tendono a mantenere la vicinanza verso la propria madre per cercare protezione e sicurezza soprattutto in situazioni che presentano un aumento del rischio di dolore o pericolo e perciò hanno paura della separazione della madre.
Quindi la funzione biologica del sistema dell’attaccamento non è legata al bisogno di nutrizione ma alla protezione dai predatori, dai pericoli provenienti dall’ambiente esterno, con lo scopo di garantire il benessere e la sopravvivenza della specie.
Anche nel comportamento umano si possono osservare un’insieme di risposte non apprese che hanno la funzione di mantenere la vicinanza verso la propria figura materna.
Fu così che Bowlby ha formulato una teoria sostitutiva a quella psicoanalitica.
Adottando un approccio etologico Bowlby giunse a sostenere che la relazione tra madre e bambino è da considerarsi non più come un bisogno di dipendenza, ma nei termini di attaccamento che si sviluppa durante i primi mesi di vita e ha l’effetto di mantenere il bambino in stretta prossimità con la figura materna, mettendo in atto un sistema di schemi comportamentali come il sorriso, la vocalizzazione, il pianto, il sollevare le braccia; azioni tutte volte alla ricerca della sicurezza. Si tratta di un processo presente sin dalla nascita e che tende a persistere in tutto il ciclo di vita.
Inoltre Bowlby, ispirandosi all’etologia, sostiene che i genitori hanno il compito di fornire una base sicura al proprio bambino dalla quale possa partire per esplorare il mondo esterno e verso cui possa ritornare nel momento del bisogno sapendo per certo che sarà confortato, e rassicurato. Tale ruolo del genitore consiste nell’essere disponibile, nel dare assistenza, ma intervenendo solo quando è necessario.
L’esigenza di una figura di attaccamento come base sicura è evidente nell’infanzia ma può essere riferita anche nell’adolescenza e nell’età adulta. Come afferma Bowlby chiunque non abbia tale base è solo e senza radici.
Mary Ainsworth fu la prima ad usare l’espressione base sicura, proprio per indicare l’atmosfera di sicurezza creata dalla madre, consentendo al bambino l’esplorazione dell’ambiente.
Mary Ainsworth ha analizzato l’organizzazione dell’attaccamento in età infantile attraverso una situazione sperimentale definita come Strange Situation in cui venivano osservate le risposte di un bambino di un anno, posto in una stanza non familiare con una persona estranea e la propria madre. La Ainsworth sosteneva che le differenze nelle risposte di attaccamento dei bambini dipendessero dalla qualità delle cure materne ricevute, dalla sensibilità materna intesa come la capacità della madre di comprendere i bisogni del bambino e di rispondere ad essi in modo soddisfacente.
La Strange Situation è una sequenza di otto episodi che dura in tutto venti minuti.
Il procedimento dà origine a una situazione di accumulo di stress che permette di studiare le differenze individuali nell’uso della figura d’attaccamento come base per il comportamento di esplorazione.
Viene analizzato il modo in cui il bambino reagisce alla separazione dalla madre, i comportamenti di esplorazione che mette in atto, il comportamento in presenza dell’estraneo, e la reazione al ricongiungimento con la madre. In base alle reazioni dei bambini nella fase di allontanamento e di riavvicinamento con la propria madre la Ainsworth ha classificato tre tipi di attaccamento: l’attaccamento sicuro (B), l’attaccamento insicuro-evitante (A), l’attaccamento insicuro-resistente/ambivalente (C).

Attaccamento sicuro: il bambino ha fiducia nella disponibilità della propria figura di attaccamento e dell’aiuto che gli darà in caso di situazioni pericolose. Così si sente libero di poter esplorare il mondo.
Il bambino dimostra di sentire la mancanza della madre quando essa si allontana, protestando vivacemente; al suo ritorno si calma e ne cerca la vicinanza. Questo tipo di attaccamento è dovuto a una figura sensibile ai segnali del bambino,disponibile e pronta a dargli protezione e conforto nel momento in cui il bambino lo richiede.

Attaccamento Insicuro Evitante: il bambino non possiede la fiducia che il genitore sarà disponibile nel rispondere alla propria richiesta di cure. Al contrario penserà di essere rifiutato. Egli è insicuro nell’esplorazione del mondo.
Nel momento della separazione il bambino non protesta, cioè non piange, non tenta di seguire la propria madre, non la cerca, e nel momento del ricongiungimento evita la propria madre, tende a ignorarla mostrandosi indaffarato e coinvolto nel gioco.
Mentre si mostra più amichevole verso la persona estranea. Questo modello è dovuto a una figura che ha sempre respinto il proprio bambino ogni volta che egli si avvicinava a lei per cercare protezione e conforto.

Attaccamento Insicuro Resistente/Ambivalente: il bambino non ha la certezza che il genitore sia disponibile e pronto a rispondere o a dare aiuto se lo richiede nel momento del bisogno. Per questo motivo l’esplorazione del mondo è incerta accompagnata da uno stato d’ansia. Al momento della separazione il bambino protesta ma non si lascia confortare prontamente al momento della riunione con la propria madre; resiste attivamente ai suoi gesti di conforto e perciò tale attaccamento è chiamato resistente.
Ma è anche detto ambivalente dato che il bambino mostra sia di volersi avvicinare alla propria madre e sia di opporsi aggressivamente ad essa, al proprio conforto. Questo tipo di attaccamento è dovuto a una figura che non è sempre disponibile e utilizza le minacce di abbandono come mezzo di controllo.
Un quarto tipo di attaccamento è stato individuato da Mary Main definito disorientato/disorganizzato per descrivere l’insieme di comportamenti spaventati, strani, disorganizzati e apertamente in conflitto manifestati durante la procedura della Strange Situation di Mary Ainsworth ma precedentemente non individuati.

Attaccamento Disorientato/Disorganizzato: è caratterizzato dalla mancanza di organizzazione del comportamento di attaccamento, e da un disorientamento nelle proprie azioni. Il bambino si comporta come se non potesse organizzare il proprio comportamento nel senso dell’avvicinamento né in quello dell’evitamento, e dovesse mescolare le due tendenze in un’azione caotica, goffa, incoerente.
Si immobilizza nel bel mezzo di un avvicinamento alla madre, come pietrificato, congelato nei movimenti, con lo sguardo perso nel vuoto. Oppure mostra movimenti,espressioni non direzionati o mal direzionati,incompleti e interrotti.
La Main ritiene che questo modello di attaccamento è promosso da una madre che ha maltrattato fisicamente e trascurato il proprio bambino, o da una madre affetta da una grave forma maniaco-depressiva bipolare e tratta il bambino in modo imprevedibile e bizzarro; oppure da una madre ancora immersa nel lutto per una figura parentale morta durante la sua infanzia, o che ha subito maltrattamenti fisici e abusi sessuali da bambina.
Mary Main ha messo in atto una procedura chiamata Adult Attachment Interview.
Si tratta di un’intervista semi-strutturata costruita per misurare nell’adulto i differenti stili di attaccamento. La Main sottolinea l’esistenza di una correlazione significativa tra il comportamento di attaccamento dei bambini e le esperienze infantili dei loro genitori. Lo scopo di questa procedura è quello di cercare di sviluppare un sistema di classificazione delle descrizioni narrative che gli adulti fanno delle loro esperienze, attraverso i ricordi che hanno delle proprie figure di attaccamento infantili, e i pensieri relativi a tali figure.
Mary Main sulla base dei modelli di attaccamento infantili individuati dalla Ainsworth, ha potuto attraverso l’Adult Attachment Interview, classificare quattro stili di attaccamento:
1. Stile sicuro: caratterizzato da un modello di Sé e dell’Altro positivo.
Il modello positivo dell’individuo sicuro lo porta ad avere una grande fiducia in se stesso ed un grande apprezzamento degli altri.
2. Stile preoccupato: è caratterizzato da un modello di sé negativo e dell’altro positivo. L’individuo ha una bassa autostima e tende a dipendere dal giudizio degli altri e richiede una continua attenzione. Le sue relazioni sentimentali sono conflittuali, caratterizzate da passione, rabbia, gelosia e ossessività.
3. Stile Distanziante: è caratterizzato da un modello di Sè positivo, dell’altro negativo. L’individuo ha fiducia in se stesso, e non apprezza molto le altre persone apparendo a volte cinico o critico. Svaluta l’importanza delle relazioni e sottolinea l’importanza dell’indipendenza, e della libertà.
4. Stile Timoroso-Evitante: è caratterizzato da un modello di Sé e dell’altro negativo. L’individuo tende ad avere una bassa autostima e incertezze verso sé e gli altri. Tende ad evitare le richieste di aiuto, evita i conflitti ed ha difficoltà a fidarsi degli altri. Svolge un ruolo passivo nelle relazioni sentimentali,e non è in grado di esprimere i propri sentimenti.

Secondo Bowlby gli individui, nel corso dell’interazione col proprio ambiente, costruiscono delle rappresentazioni interne su di sé e le figure di accudimento, e dunque della relazione. Tali rappresentazioni, chiamate modelli operativi interni, sono modelli relazionali appresi attraverso il ripetersi delle interazioni con le prime figure significative e sono responsabili della stabilità dello stile di attaccamento che si forma durante l’infanzia.
In questo modo le esperienze successive sono strutturate ed interpretate sulla base di tali rappresentazioni intrapsichiche di sé e degli altri. Tali rappresentazioni funzionano come modelli, mappe di comportamento, che continuano ad essere attivate nel corso dello sviluppo.
I modelli operativi interni dunque hanno la funzione di veicolare la percezione e l’interpretazione degli eventi da parte dell’individuo, consentendogli di fare previsioni e crearsi aspettative sugli accadimenti della propria vita relazionale.
Quindi permettono al bambino, e poi all’adulto, di prevedere il comportamento dell’altro guidando le risposte, soprattutto in situazioni di ansia o di bisogno.
Mary Main ha ripreso e sviluppato questo concetto di modello operativo interno per sottolineare come differenze individuali nel comportamento di attaccamento, riflettano in modo specifico, differenze individuali nelle rappresentazioni mentali di sé, in interazione con le figure di attaccamento. Un bambino con un attaccamento sicuro acquisirà un modello operativo interno di una persona che si prende cura di lui, sensibile, amorosa, affidabile e di un sé che è meritevole di amore e di attenzione, e questo porterà a influire su tutte le altre relazioni. Al contrario, un bambino dall’attaccamento insicuro può vedere il mondo come un posto pericoloso nel quale le altre persone devono essere trattate con grande precauzione e si considererà incapace e non meritevole di amore.
Un bambino che sviluppa un attaccamento insicuro con la propria madre, nel momento in cui anch’esso diventerà genitore mostrerà dei comportamenti patogeni,e svilupperà con il proprio figlio un rapporto insicuro. Una madre che ha subito maltrattamenti fisici e psichici di conseguenza tratterà suo figlio allo stesso modo, oppure tenderà ad invertire il ruolo nel rapporto genitore-figlio, questo perché anche loro da bambine hanno avuto la responsabilità di doversi prender cura dei propri genitori e quindi desidera ricevere le cure,che purtroppo durante l’infanzia non ha potuto avere. Quindi la Main evidenzia come tali rappresentazioni interne siano significative nell’età adulta in quanto determinano la qualità delle relazioni con gli altri e quindi il rapporto con il mondo esterno.
Bowlby sosteneva che l’attaccamento è parte integrante del comportamento umano “dalla culla alla tomba” e dunque lo stile di attaccamento formatosi durante l’infanzia rimane relativamente stabile durante lo sviluppo.
Responsabili di questa permanenza risultano essere i modelli operativi interni. L’esperienza infantile è determinante nello sviluppo della persona e se viene vissuta in modo negativo può causare gravi danni psicologici, e influenza i successivi rapporti con gli altri.

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2 commenti Lascia un commento »

  1. Ho trovato l’articolo molto interessante , nonché esaustivo della formazione della personalità . Aggiungerei che poiché siamo anche soggetti pensanti e capaci di capire , almeno in parte le nostre problematiche,possiamo anche superare con tecniche e sistemi vari le nostre paure , se lo vogliamo veramente.

    Commento by Leda Bonaguro — 18 ottobre 2012 [Permalink]

  2. Ciao Leda Bonaguro, grazie per la considerazione positiva del mio articolo, felice di essere stata chiara ed esaustiva nella descrizione sull’argomento. Certo esistono tecniche psicologiche che aiutano ad affrontare, superare alcuni problemi che si presentano nell’età adulta in seguito all’esperienza infantile. Un disturbo molto tipico causato dall’esperienza infantile è il disturbo della personalità Borderline caratterizzato da forti oscillazioni dell’umore, comportamenti impulsivi, autolesivi, crisi d’identità… In questo caso le tecniche usate sono quello sistemico nella terapia di gruppo e nella terapia familiare, la Terapia dialettico–comportamentale e la Terapia cognitiva a lungo termine. Tutte indirizzate a favorire la costruzione di una identità capace di esaminare la realtà e di relazionarsi in modo adeguato con gli altri. Nel mio Articolo ho solo voluto spiegare l’evoluzione teorica sull’attaccamento fino a giungere ad evidenziare attraverso i vari studi ed esperimenti fatti, come sia fondamentale per un sano sviluppo della personalità umana…. costituisce la base psicologica di ognuno di noi nella propria esistenza.

    Commento by Marianna D'Ettole — 25 ottobre 2012 [Permalink]

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