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I campi profughi in Africa

Perché i profughi africani affrontano il lungo e pericoloso viaggio verso l’Italia?
I campi profughi in Africa vengono gestiti dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, che garantisce un minimo di risorse alimentari per ogni profugo e del materiale per la costruzione di tende e case. Inoltre vengono delegati alle Organizzazioni Non Governative, in particolare, i servizi sanitari e scolastici.
Le condizioni nei campi a volte sono migliori di quelle in cui vivono gli abitanti del paese ospite, per questo motivo capita che la popolazione locale si sposti nei campi per usufruire di quel minimo di risorse garantite.
La sicurezza dei campi viene affidata alle forze dell’ordine del paese ospite, ma essendo posti vicino al confine presentano un alto rischio di incursioni e persecuzioni da parte di milizie nemiche. Inoltre sono pericolosi per le donne sole che non vivono sotto la protezione di un uomo.
I profughi che accedono al campo vengono considerati in massa profughi prima facie, non vengono ascoltati da un funzionario dell’Acnur fino a quando non viene attivato in quella zona un progetto di Resettlement.

L’Acnur mette come priorità per i profughi il rimpatrio nel proprio Paese d’origine appena la guerra si conclude e c’è la garanzia di sicurezza per i profughi, anche se capita, a volte, che il paese ospite spinga per rimpatriare i profughi quando i tempi non sono ancora maturi.
La seconda possibilità per i profughi è l’insediamento e la stabilizzazione nel paese ospite, che è complessa e la maggior parte delle volte non riesce.
Infine c’è la possibilità di un reinsediamento in un paese terzo, il resettlement, per coloro che vengono riconosciuti come rifugiati, sotto la Convenzione di Ginevra. Un funzionario dell’Acnur deve ascoltare le persone presenti nel campo per individuare quelli che sono realmente sotto la Convenzione e avviare quindi il reinsediamento, ma tutto ciò è reso più difficile dal fatto che i profughi sono scappati e vivono nel campo anche da diversi anni. Per individuare i veri rifugiati si devono ascoltare molte persone, e quindi ai tempi di attesa pre-intervista si aggiungono quelli di attesa dopo il colloquio. Inoltre vengono esclusi dal reinsediamento alcune tipologie di profughi, ad esempio i malati di HIV, e dell’altro lato vengono privilegiate alcune categorie quali le vittime di torture, le donne sole, gli anziani, i minori che hanno parenti nel paese terzo, ecc.

Per un profugo, che è realmente perseguitato, è difficile quindi poter usufruire del reinsediamento: l’Acnur non riesce a coprire le quote messe a disposizione dai Paesi terzi, quali ad esempio Stati Uniti, Australia, Canada, paesi nordici dell’Europa, perché non ha sufficiente personale per intervistare i profughi. Stare in un campo profughi vuol dire rischiare di rimanerci per anni, aspettando che l’Acnur attivi un progetto, ascolti le persone e faccia una scelta, con tutti i rischi che il campo comporta. Per questo molti africani che fuggono dalle guerre preferiscono affrontare un viaggio costoso e gravoso, e anche pericoloso per la propria vita, con la speranza che il futuro sia migliore.

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