Questo sito utilizza diversi tipi di cookie, sia tecnici sia quelli di profilazione di terze parti, per analisi interne e per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze manifestate nell'ambito della navigazione.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Se chiudi questo banner o prosegui la navigazione acconsenti all'uso di tutti cookie.

| |


Spazio libero per la tua pubblicità,
contattaci »


La strategia del microcredito nei Paesi in via di sviluppo (Prima parte)

Il 13 ottobre 2006 è stato conferito a Muhammad Yunus e alla Grameen Bank il premio Nobel per la Pace, «per i loro sforzi volti a generare sviluppo economico e sociale dal basso» (http://nobelprize.org). Yunus è stato colui che ha ideato e concretizzato la metodologia del microcredito in Bangladesh, riadoperata in molti progetti per i Paesi in Via di Sviluppo (Pvs). I principi teorici a cui Yunus si è ispirato e che sono alla base del microcredito sono quelli enunciati da Amartya Sen, filosofo ed economista indiano, ha ricevuto il Premio Nobel per l’Economia nel 1998. Questo studioso, infatti, ha formulato il cosiddetto ‘approccio delle capacità’, ridefinendo il concetto di disuguaglianza e di libertà. Le disuguaglianze, secondo Sen, non si possono rilevare in base a mere variabili definite, ma è necessario tener presente che ogni individuo si differenzia dall’altro per le sue caratteristiche personali e per le circostanze esterne che possono influenzare la sua vita. Pertanto, egli sostiene che il grado di eguaglianza in una società dipenda da quanto essa sia in grado di garantire, a tutte le persone, la concreta opportunità di scelta in base alle proprie capacità, infatti «il grado di adeguatezza dei mezzi economici non può essere giudicato indipendentemente dalle effettive capacità di conversione dei redditi e delle risorse in capacità di funzionare» (A. K. Sen, 2000, p. 156).

Yunus ha sostenuto, infatti, «che fare l’elemosina ai poveri non sia un gesto risolutivo; significa soltanto ignorare i loro problemi e farli volutamente incancrenire. […] uccidendone lo spirito di iniziativa e togliendoli il rispetto per sé stessi» (M. Yunus, 2000, p. 212). Ha voluto sottolineare, partendo proprio da questo principio, che una delle cause primarie dell’esclusione sociale va individuata nell’esclusione finanziaria, ossia il non poter accedere ai servizi finanziari per la mancanza o inadeguatezza delle garanzie reali possedute. Tale situazione crea un circolo vizioso in cui i poveri, una volta ottenuto il prestito, dati anche gli alti tassi di interesse, incontrano notevoli difficoltà nel restituire le somme dovute, ottenendo così un peggioramento delle proprie condizioni di vita e diventando schiavi del proprio debito e del suo creditore. Estinguere un debito diventa una questione di onore e di orgoglio per mantenere alta la propria dignità sia verso sé stessi, ma soprattutto verso gli altri. Un circolo vizioso, che legato a molti altri elementi di carattere diverso, è di ostacolo allo sviluppo dei Pvs.

Yunus, nell’analizzare la situazione economica del suo Paese, ha letto il problema della povertà dal basso, ossia ha verificato che molte famiglie per sopravvivere avviano piccole attività di vario genere, che rientrano in quella che viene definita ‘economia informale’, incontrando però molte difficoltà nel reperire le risorse necessarie per mantenerla nel tempo. Si tratta di attività fortemente legate all’economia familiare e i cui proventi vengono appunto utilizzati per migliorare le condizioni di vita della famiglia. Inoltre, le condizioni lavorative e i rischi ad essa connessi, visto anche il deterioramento degli strumenti usati, non prevedono alcuna tutela per i lavoratori, non ottenendo, così, neanche il riconoscimento formale dal sistema economico e bancario. Nonostante le difficoltà, queste attività rappresentano le fondamenta su cui lo sviluppo economico locale si fonda e da cui dipende appunto il miglioramento delle condizioni di vita della stessa area urbana o rurale. Yunus è voluto proprio partire dalle fondamenta del problema della povertà per risolverlo. Il microcredito infatti, è uno strumento attraverso cui si dà la possibilità, a coloro che vivono al di sotto della soglia di povertà, di poter usufruire dei servizi finanziari necessari per poter mantenere viva l’attività da cui dipende il loro sostentamento quotidiano. La migliore testimonianza sull’uso e sugli effetti che questo strumento genera è la Grameen Bank, la quale è diventata il modello per eccellenza che viene ripreso e riadattato a seconda del contesto e della cultura vigente. Il fulcro centrale del microcredito va individuato nei gruppi di reciproco sostegno. Il prestito viene concesso, infatti, a quelle persone che formano autonomamente un gruppo costituito da cinque membri al massimo e che tra loro non hanno alcun legame di parentela. Il ricorso al sistema gruppo ha un duplice scopo. Se da un lato, il gruppo garantisce una gestione efficace, efficiente, ma soprattutto trasparente di ogni singola operazione; dall’altro, il sentirsi membro di un gruppo infonde sicurezza al singolo, il quale trova sostegno e fiducia in esso, spingendolo a mantenere i propri impegni e a responsabilizzarsi nei confronti e nel rispetto degli altri. La dimensione relazionale è alla base di tutto il meccanismo, come anche la necessità primaria di far comprendere in modo chiaro il suo funzionamento e le condizioni necessarie per farne parte. Infatti, prima che il gruppo riesca ad ottenere il riconoscimento formale, ogni membro è sottoposto ad un esame orale (dato l’alto tasso di analfabetismo) per verificare la conoscenza acquisita e la consapevolezza raggiunta. Nonostante il prestito venga concesso al gruppo, ogni membro è il responsabile ufficiale del prestito ottenuto singolarmente. Al contrario delle banche tradizionali, il rimborso del prestito avviene tramite il versamento settimanale di quote molto basse, a cui tutti possono accedere, e il tempo massimo concesso per estinguere il debito è di un anno. Inoltre, per sopperire ai casi di emergenza, ogni gruppo deve costituire un Fondo di riserva, in cui vengono versati una bassissima quota del prestito e una somma irrisoria aggiunta alla quota settimanale da restituire.

Gli interessi ricavati dai prestiti erogati, vengono rinvestiti anche in attività di cui potrà godere lo stesso debitore. Nel caso particolare della Grameen Bank i suoi clienti ne sono anche proprietari, con conseguenze importanti sullo sviluppo locale in cui essa è presente, visto che principalmente i proventi vengono destinati a progetti per il miglioramento sociale e strutturale. Questo va a confermare che i principi, su cui lo strumento del microcredito si basa, sono stati anche attualizzati attivando l’empowerment per coloro che vivono in condizioni di povertà, riconoscendo nelle capacità individuali di questi le risorse essenziali per un processo di sviluppo sostenibile. È essenziale, soprattutto secondo Yunus, che inizialmente il prestito venga concesso lasciando libera la persona beneficiaria di poterlo gestire in base alle attività che è in grado di svolgere. È necessario prima far leva sulle capacità esistenti, per stimolare la fiducia in sé stessi e la creatività stessa. Il vincolo, infatti, di doversi sottoporre ad una formazione per ottenere il prestito, può essere un pericoloso ostacolo all’autodeterminazione della persona. Secondo l’esperienza della Grameen Bank, l’esigenza di imparare a gestire meglio il denaro viene manifestata spontaneamente dai beneficiari ed è per questo che la formazione e l’assistenza tecnica devono seguire il prestito e non precederlo, diventando anche più efficace nel lungo periodo (M. Yunus, 2000, pp. 216-219).

Un ulteriore aspetto, che va aggiunto per completare la descrizione sintetica del funzionamento e dei principi su cui il microcredito si fonda, è il suo essere rivolto principalmente alle donne. L’esperienza ha confermato, di fatti, un alto tasso di solvibilità del prestito da parte del genere femminile, che riesce ad utilizzare in modo migliore le risorse di cui dispone. Ciò è stato collegato alla maggiore attenzione e cura che le donne mettono nello svolgere le loro attività e all’interesse intorno al quale gira tutto il loro lavoro, ossia quello di riuscire a garantire delle condizioni di vita migliori ai propri figli e quindi alla propria famiglia. Ciò naturalmente favorisce il loro processo di emancipazione, dando un maggiore riconoscimento alle attività che esse svolgono, essenziali per l’esistenza e fortemente incisive sullo sviluppo economico e sociale.

Articoli Correlati

Nessun commento Lascia un commento »

Non c'è ancora nessun commento.

Lascia un commento

(obbligatorio)