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Small Economy: Forme di microprestito e di sperimentazione nell’ambito del sociale

Un piccolo quiz: quanti prestiti da 1.000 euro riuscireste a fare con una somma di 10.000 euro? La risposta ovvia è dieci, ma qualcuno ha provato ad andare oltre la matematica, e i risultati sono sorprendenti. Se ipotizziamo un piano di restituzione in 10 rate, già alla prima scadenza i dieci beneficiari avranno restituito 100 euro ciascuno, per un totale di 1.000 euro, che equivalgono alla possibilità di effettuare l’undicesimo prestito: e così, man mano che i prestiti rientrano, il numero delle erogazioni è destinato a crescere, senza alcun bisogno di incrementare il budget iniziale.
Il modellino, tanto semplice quanto promettente, si presta a molteplici applicazioni, e così ci si è chiesti anche se non potesse essere di aiuto in un settore come quello delle politiche sociali, dove tradizionalmente è difficile se non in maniera esclusivamente assistenzialistica. È nato così l’innovativo progetto “Small Economy”, gestito dalla Nuovi Vicini Onlus (il braccio operativo della Caritas diocesana di Pordenone) per conto del Comune di Pordenone, con fondi regionali. In tema di microprestiti, la Nuovi Vicini poteva già vantare l’esperienza del progetto “Cerco Casa”, che fino ad oggi, contando su un fondo di rotazione di 84.746, ha permesso di erogare in tre anni circa 180.000 a persone che accendevano contratti di locazione, per la costituzione del deposito cauzionale. Si è pensato così di estendere il modello anche al nuovo progetto, ipotizzando che un fondo di rotazione possa servire anche per interventi a sostegno di persone con difficoltà economiche di vario tipo, in genere segnalate dagli assistenti sociali.
Ma non basta, perché il progetto prevede anche di fornire ai beneficiari un altrettanto inedito servizio di consulenza per la gestione del budget familiare. I due strumenti, microprestito e consulenza, che possono essere utilizzati in coppia o separatamente, configurano così una modalità di intervento fortemente innovativa, che non a caso viene presentato anche come un momento di studio e ricerca in tema di politiche sociali, oltre che per gli effetti immediati a cui può dare vita.
La sfida principale è quella di svincolare l’intervento sociale dalla logica dei contributi a fondo perduto, i quali tra l’altro, offrendo una disponibilità economica immediata, a volte creano un’illusione di benessere, e finiscono per alimentare momentanei fenomeni di consumismo, anziché essere indirizzati ai veri bisogni primari. Per contro ci si potrebbe chiedere che
senso abbia impegnare alla restituzione di un prestito, per quanto dilazionato nel tempo e senza interessi, persone che già di per sé vivono in condizione di ristrettezze economiche. Al riguardo, tuttavia, si impongono almeno due considerazioni: anzitutto, il servizio vuole affiancare e non soppiantare il tradizionale sistema dei sostegni economici a fondo perduto, che in alcuni casi resta l’unica via percorribile; inoltre, ed è qui che si manifesta pienamente l’utilità del servizio di consulenza, la possibilità di seguire queste persone anche oltre la fase dell’erogazione, con un monitoraggio costante della situazione, consente di responsabilizzarle e di promuoverne un’uscita effettiva e durevole dalle condizioni di vulnerabilità sociale: il microprestito ha anche una valenza metaforica, e sta a significare che, mentre restituisce a piccole rate la somma erogatagli, il beneficiario si libera progressivamente dalla necessità di essere assistito, e conquista così la propria autonomia.

Due casi seguiti durante:la fase di avvio del progetto
Il progetto “Small Economy” è attivo dallo scorso mese di novembre, per una prima fase di sperimentazione la cui durata è stata fissata in sei mesi. Su indicazione dei Servizi Sociali del Comune di Pordenone sono stati individuati cinque casi-pilota, tutti relativi a persone o famiglie extracomunitarie.
In particolare, tra i cinque casi seguiti fin qui si segnalano quelli di una famiglia ghanese e di un giovane marocchino. Nel primo caso, il capofamiglia aveva avviato un’attività in proprio, ma senza trovare fortuna, ed era sprofondato via via in una situazione debitoria pesante; a complicare ulteriormente il quadro, parte del debito era nei confronti di un ente pubblico, a cui per scarsa dimestichezza con la normativa vigente non erano stato versato il dovuto.
L’inserimento nel progetto “Small Economy” e l’erogazione del microprestito ha consentito anzitutto di saldare tutti gli arretrati con l’ente pubblico; inoltre, è stato elaborato un piano di gestione dell’importo residuo con cui progressivamente potranno essere appianati anche tutti i debiti verso i privati.
Il caso del giovane marocchino, invece, rende manifesto come a volte il problema sia non tanto la mancanza di disponibilità economica, quanto propriamente l’uso poco avveduto delle risorse. Il giovane, infatti, si è trovato ad affrontare diverse spese, anche non strettamente indispensabili, concentrate in un periodo molto breve, e continuava a effettuare prelievi attraverso gli sportelli bancomat, senza accorgersi che nel frattempo il suo conto era finito ampiamente in rosso. Qui si è ritenuto di non ricorrere nemmeno al contributo economico, e si è mostrata invece molto efficace la semplice opera di consulenza, educando il marocchino ad una gestione economica più oculata e trovando al contempo una via di mediazione con la banca, che recependo positivamente l’impegno e le finalità del progetto ha acconsentito a concordare un piano di restituzione del debito sufficientemente “morbido”.

Pubblicato su “La Concordia” N.2 aprile/giugno 2006

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