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La Comicoterapia: Le ricerche scientifiche (II parte)

Il ridere

La comicoterapia si basa solo su un semplice ed elementare principio: un atteggiamento mentale sempre incentrato sulla risata e sullo star bene.
A tal proposito Jacopo Fo si interroga e si risponde sul valore terapeutico dello sghignazzo:
“Ma il ridere è solo una delle tante emozioni positive?
Se l’ira è il peggior nemico della salute, il ridere è il miglior alleato. Infatti, ridere è una ginnastica psichica, fisica, mentale ed emotiva.
Durante una crisi di riso, succede un vero e proprio miracolo fisiologico. Nel riso si impegnano più di 60 muscoli, per piangere ne usiamo meno di 20.
Si modifica la respirazione, si usa il diaframma (pochi lo fanno normalmente), si rinnovano le riserve di aria nei polmoni (come durante lo sbadiglio).
Si mobilitano le fasce muscolari più profonde (semi involontarie), soprattutto del ventre, creando un tonificante automassaggio rilassante…”

Riso e divertimento sono il risultato di un più sano equilibrio tra le attività dei sistemi simpatico e parasimpatico, e di una riduzione della secrezione delle ghiandole surrenali provocata dall’eliminazione delle paure mentali. Gli scherzi provocano riso quando ottengono lo scopo di scuotere gli atteggiamenti intimidatori, di solennità o contegno della gente. Scardinano, quindi, l’autorità e il potere che incutono timore (caricature, parodie). Un attore e un rivoluzionario hanno una cosa in comune: entrambi sfidano l’ordine prestabilito. Il primo cerca di scuoterlo, il secondo cerca di rimpiazzarlo con un nuovo ordine. Il riso, quindi, può essere inteso come vittoria della paura. Il sorriso è un biglietto da visita che racconta di come ci si rapporta con gli altri, della misura in cui si riesce a entrare in sintonia con i rispettivi interlocutori, ma non solo. Ridere è molto di più, è sintomo di un benessere psicofisico e può rivelarsi uno strumento efficace nel processo di guarigione da una malattia. Bisognerebbe scherzare per almeno 12 minuti al giorno. Gli effetti sono così benefici che cento o duecento risate valgono quanto 10 minuti di jogging. Lasciarsi andare e vivere situazioni divertenti sono un ottimo antidoto a tristezza e depressione. Dolore e ansia abbassano le difese del nostro organismo, la battuta di spirito libera le tensioni e rilassa.

Se il riso è un modo di scaricare l’emotività alimentata dalle nostre speranze, è ragionevole chiedersi come possono i bambini in tenera e innocente età accumulare delle reazioni emotive e tensioni. Ciò può essere spiegato dal fatto che le paure si possono ereditare geneticamente o anche durante la gravidanza, se la madre ne è stata soggetta. I bambini usano il gioco per liberarsene sviluppando esuberanze e riso. La psicologia prenatale, infatti, sta diventando sempre più importante, poiché le esperienze vissute dall’embrione nell’utero sono alla base della personalità e della vita delle persone. La rimozione di paure e preoccupazioni inutili contribuisce fortemente alla maturità e serenità di una donna incinta. Anche le malattie psicosomatiche sono generate da paure e preoccupazione della mente, pure in tal caso l’humor risulta essere la migliore terapia. Infine, il ridere è un atto filosofico, un atteggiamento verso la vita. Crea una coscienza diversa del proprio rapporto con la vita e con la morte. Ingenera il sospetto che sotto le apparenze, il mondo sia diverso, suggerisce altri valori esistenziali.

Effetti sul fisico

La comicoterapia parte proprio da questo principio: la risata ha un effetto positivo sul sistema immunitario perché oltre a ridurre il livello di ansia, innesca nell’organismo una serie di processi chimici scientificamente dimostrati. Il riso, l’umorismo, il comico possono rappresentare formidabili detonatori di salute, in grado di accendere quella capacità di autoguarigione che tutti possediamo e che troppo spesso viene disconosciuta (anche solo come risorsa ausiliaria) dalla medicina tradizionale tesa ad aggredire il male, spesso senza comprenderne le cause profonde, diversissime da persona a persona.

Ci sono migliaia di studi, di documenti e ricerche che dimostrano l’enorme importanza dell’umorismo per la salute. I ricercatori hanno dimostrato quali reazioni chimiche seguono al ridere. Il riso incrementa la secrezione, da parte dell’organismo, di sostanze come catecolamine e le betaendorfine, analgesici naturali che migliorano il senso di benessere generale del corpo. Inoltre, grazie alla diminuzione di secrezione del colozolo (il colesterolo cattivo), il buon umore migliora, come anche la risposta immunitaria. Fa registrare, inoltre, un effetto positivo nei confronti di numerosi problemi cardiovascolari e respiratori, in quanto aumenta l’ossigenazione del sangue e riduce l’aria residua nei polmoni. In particolare è stato evidenziato come subito dopo una bella sghignazzata, le pulsazioni del cuore diventano più rapide e la pressione sanguigna aumenta. Dopo pochi istanti le arterie si rilassano, con la conseguente diminuzione delle pulsazioni e della pressione. Più recentemente, alcune ricerche condotte dal New York Presbiterian Hospital hanno rilevato una diminuzione della degenza ospedaliera del 50% e una riduzione dell’uso di anestetici del 20% nei pazienti “trattati” regolarmente con la comicoterapia. Anche numerose analisi statistiche, tra cui le ricerche di David Spiegel documentano l’effetto positivo del ridere e di come il buon umore possa migliorare l’effetto delle terapie convenzionali.

Effetti sulla psiche

L’energia psichica che si libera con la risata riduce i livelli d’ansia e dà un’iniezione di ottimismo anche ai soggetti che più soffrono di depressione. Il cervello si distrae, i pensieri negativi perdono il loro potere paranoico, la mente si distende, la vita sembra migliore. Come il sonno, il ridere migliora la capacità del cervello di pensare lucidamente, scioglie la paura, esorcizza i cattivi pensieri. La salute psico-fisica, come accennato, è uno stato di equilibrio tra i sottosistemi simpatico e parasimpatico, che hanno azioni antagoniste nei diversi organi. Situazioni stressanti prolungate nel tempo, si riflettono sul sistema nervoso, alterando quell’equilibrio. I neurotrasmettitori stimolano i neuroni permanentemente o a brevi intervalli, cosicché aumentano i punti di contatto tra i neuroni, accorciando distanza e tempo di trasmissione del messaggio. Così nascono le abitudini: più spesso viviamo un’emozione, più spesso siamo spinti a viverla. Si creano dei veri e propri circuiti permanenti e sempre attivi. Importante per provocare il cambiamento è fabbricare nuove reti neuronali, anche se non si riesce a sradicare completamente quelle vecchie; infatti, si allacciano, accanto ai precedenti, nuovi sentieri per diversi neurotrasmettitori.

Si è inoltre verificato che il sistema immunitario (unico garante della nostra salute), riflette il suo stato direttamente sulle emozioni. Questa verità, sperimentata clinicamente, fino ad oggi veniva assunta solo nelle accezioni negative: lo stress, la tristezza, la rabbia, ecc…, che possono alla lunga portare alla malattia. Ma se è vero questo percorso, sarà anche vero il percorso inverso e cioè che le emozioni positive (amore, gioia, risata, speranza,…ecc) possono portare alla guarigione. La P.N.E.I. sostanzia scientificamente quella che è la visione olistica dell’uomo, cioè che psiche, corpo e anima rappresentano un’inscindibile unità.

Cosa sono le endorfine?

Le endorfine sono state scoperte da John Hughes e dai suoi colleghi della Unit for Research on Additive Frugs di Aberdeer. Quando si riceve una notizia piacevole o ci raccontano una barzelletta, al termine dello scoppio di riso si ha un rilascio di endorfine, le quali sono identificate come morfine endogene: si tratta di un gruppo di peptidi di catena corta, con proprietà farmacologiche simili alla morfina, sebbene di struttura più complessa. Distribuite in modo diseguale nel sistema nervoso in stretta relazione con i recettori oppiacei, svolgono un ruolo importante quali neuro-trasmettitori nel sistema nervoso centrale. Ogni volta che proviamo piacere si mettono in moto le endorfine. I momenti felici corrispondono al momento in cui il nostro corpo le sta sintetizzando. Sono sostanze biochimiche analgesiche secrete dal cervello, che svolgono un ruolo fondamentale di equilibrio tra stato vitale e depressione. Da esse dipende il nostro stato umorale, sentirci bene o male.

Le endorfine hanno sia l’effetto di stimolare il sistema immunitario, che l’effetto antidolorifico e antidepressivo. Ne è stata anche dimostrata la capacità di depolarizzazione delle membrane cellulari che diminuiscono l’impulso nervoso. Trasmettono informazioni tramite le sinapsi (collegamenti tra le cellule nervose), comportandosi come veri messaggeri biochimici, che aumentano o diminuiscono la capacità di comunicazione delle cellule nervose. Le cellule posseggono nelle loro pareti dei recettori destinati a combinarsi con differenti sostanze circolanti nell’organismo. Sono come serrature che hanno bisogno di una chiave che coincida alla perfezione per poter aprire una determinata funzione. Nel nostro organismo le serrature per le endorfine sono denominate “recettori di endorfine”. Questi sono recettori bioelettrici, trasmettitori di energia vitale e agiscono da neuromodulatori depolarizzando parzialmente le membrane cellulari, cioè modificando la trasmissione delle informazioni da una cellula nervosa all’altra a livello di sinapsi. Detta depolarizzazione, che agisce sugli impulsi trasmessi, è quella che bloccando il dolore, produce una sensazione di sollievo e benessere.

La produzione di endorfine oltre ad essere legata allo stato emotivo in cui ci si trova, è influenzata anche dallo stile di vita che si conduce. Gli effetti dell’endorfina scatenata dal ridere possono così sintetizzarsi: calmante, antidolorifico, euforizzante e immunostimolante. Le scoperte di circa 20 anni fa sono servite per riconsiderare le posizioni sulle medicine orientali e dolci, evidenziando come queste culture hanno sempre tenuto in ampia considerazione la relazione corpo-mente.

La paura e lo stress

Tutto ciò che ci impedisce di fluire in modo naturale e spontaneo provoca nella nostra persona una specie di attrito obbligandoci a confrontarci e ad adattarci ad esso: tutto questo è lo stress.

La spiegazione scientifica, in questo caso è alquanto semplice. Il midollo inizia a produrre adrenalina e noradrenalina e, in quantità minore dopamina, le quali producono alterazioni biologiche (aumento della pressione arteriosa, aumento della gittata e della frequenza cardiaca, dilatazione delle pupille e miglioramento dell’attenzione), ma anche un effetto immunosoppressivo diretto e lo stimolo a incrementare la produzione di CRH (o CRF, Corticotropin Releasing Factor – Hormon). Attivando così l’asse CRH-ACTH (ormone adenocorticotropico)-CORTISOLO (ormone derivato dal cortisone), si ha come effetto finale una immunosoppressione derivante dagli effetti del Cortisolo sulla cellula immunitaria. Catecolamine e CRH si sostengono a vicenda per mettere l’organismo in condizione di affrontare quello che viene percepito come un evento minaccioso.
La pressione arteriosa è più alta, il sistema muscolare è pronto all’azione, la fame inibita, l’attenzione e la capacità di concentrazione sono più elevate, ma il sistema immunitario è fortemente depresso. Da qui aumenta la vulnerabilità alle malattie. Si è appurato, quindi, che lo stress ha l’effetto di eccitare tutti i sistemi corporei, preparandoci all’attacco anche quando non ce ne sarebbe bisogno.

Il dott. Carl Simonton e sua moglie Stephanie Matthews Simonton, entrambi oncologi e redattori della rivista Good Health, credono che tutte malattie intensifichino lo stress, perché debilitano il corpo e incutono la paura. Lo stress a sua volta mette in moto una complicata catena di meccanismi di eccitamento, che per la maggior parte hanno effetti negativi sul sistema immunitario. Quando ci si ammala gravemente si subisce un doppio attacco: la malattia e la paura che suscita. Così il sistema di difesa viene ulteriormente danneggiato. La terapia del ridere potrebbe contribuire a ristabilire l’equilibrio, a ridurre la paura e a spezzare un circolo vizioso della malattia e della debilitazione. Va, però, tenuto anche in considerazione che l’essere stressati a lungo, porta ad uno squilibrio biochimico e a delle reazioni che tendono a ridurre unicamente il dolore fisico e la tensione prodotta. Questo può avere conseguenze negative per la vita di tutti i giorni, in quanto può provocare un collasso o decesso improvviso provocato da stress. Anche il dolore è importante, quindi, poiché rappresenta un segnale, che dobbiamo essere in grado di cogliere, avendo l’importantissima funzione di far scattare l’allarme e di attivare un sistema di difesa che consente di intervenire per riparare i danni.

Pertanto l’unico modo non di combattere, ma di compensare lo stress consiste nel riconoscere e ribaltare il dolore (in funzione della rinascita della vitalità) e, inoltre, nell’aiutare l’organismo a secernere normalmente le endorfine necessarie. Se il flusso è costante ed adeguato allo stress generato questo risulta stimolante. Inoltre per combatterlo è importante imparare a cambiare le prospettive: dobbiamo disilluderci di molte cose soltanto perché ci illudiamo di molte cose.

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