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Stress, logorio professionale e risorse umane (II parte)

Un’indagine condotta su 4500 operatori sanitari

Abbiamo condotto un’indagine su 4500 operatori sanitari italiani (in prevalenza medici che operano in pronto soccorso, medici di medicina generale, anestesisti, psichiatri, ginecologi, pediatri, odontoiatri e medici operanti in reparti ad alta specializzazione – centro trapianto midollo osseo, reparti con pazienti affetti da AIDS -); fanno parte del campione anche un gruppo di 600 infermieri, e 60 operatori con diverse qualifiche (assistenti sociali, ostetriche…).

L’analisi dei singoli gruppi del campione e le differenze tra gruppi di operatori appartenenti a settori specialistici diversi e a diversi profili professionali, è oggetto di altre pubblicazioni.

L’età media del campione è di 45 anni, con una prevalenza del sesso maschile (58.7%), si tratta per lo più di persone coniugate (72.7%) e con una posizione lavorativa stabile.

Il 13,8% del campione si ritiene completamente soddisfatto dell’attività professionale, il 63,9% lo è abbastanza, il 19% poco, el il 3,4% si ritiene per niente soddisfatto. La professione è giudicata utile (62,2%), creativa (16,8%), noiosa (3,1%), affascinante (30,9%), frustrante (17,7%), monotona (9,7%), gratificante (37%).

La gratificazione lavorativa appare nel complesso soddisfacente e la professione viene vissuta come utile, creativa, affascinante e gratificante da un numero rilevante di operatori. Ciò indica che, contrariamente a quanto si possa ritenere, buona parte dei professionisti lavora con entusiasmo e crede nella propria professionalità.

Tuttavia, questi stessi operatori ammettono che la professione può essere fonte di stress e causa di disagio psicologico e malessere fisico (ansia, tensione, depressione, irritabilità, insonnia, stanchezza…); molti, pur conservando un giudizio positivo, vivono in prima persona gli effetti negativi legati allo stress professionale e riconoscono che tale stress può ripercuotersi negativamente sul proprio ambiente familiare e quindi sulla vita privata.

Il 46.4% ritiene di riuscire a dedicare a se stesso e/o alla propria famiglia un tempo sufficiente, contro il 53,2% che ritiene di non avere a disposizione tempo sufficiente.

Burocrazia, lavorare in strutture amministrative mal gestite, essere scarsamente retribuiti, avere un sovraccarico di lavoro, esercitare la propria attività professionale in branche della medicina non affini ai propri interessi e/o proprie competenze, i limiti degli spazi e dei tempi istituzionali riguardanti la crescita professionale, il rapporto con i colleghi sono ritenute le cause più frequenti legate allo stress lavorativo.

La struttura di personalità è ritenuta da tutti importante nel determinare o rendere più vulnerabile un soggetto al burn-out.

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