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Stress, logorio professionale e risorse umane (III parte)

Il burn-out come malattia professionale: le patologie da “costrittività organizzativa”

Una condizione di distress psicologico legata a “costrittività organizzativa” o comunque al mondo del lavoro, comporta inevitabili conseguenze sul piano della produttività individuale e aziendale: l’individuo rende di meno, si assenta più facilmente dal lavoro, può commettere errori professionali, è più “cinico” nei confronti dell’utenza, meno disponibile nei confronti dell’azienda…

In tema di “salute e sicurezza nell’ambiente di lavoro” il Piano Sanitario Nazionale 2006-2008 prende atto della progressiva modificazione dei “modelli tradizionali di esposizione al rischio” quale conseguenza della mutata tipologia ed organizzazione del lavoro; tale modificazione ha portato alla definizione delle patologie da rischi emergenti (stress, burn-out, mobbing…) associate a fattori psico-sociali connessi all’organizzazione del lavoro.

Si prende finalmente atto dell’importanza dei fattori psicologici all’interno del contesto lavorativo, di quanto possano danneggiare l’individuo e l’Azienda se non ben gestiti, ma anche di come sia determinante un intervento di prevenzione volto ad una migliore gestione delle risorse umane in ogni ambito lavorativo.

Tra gli obiettivi principali del Ministero della Salute vi è infatti quello della riduzione dei rischi per la salute ed il progressivo miglioramento delle condizioni di lavoro, la riduzione dei costi umani ed economici conseguenti ai danni alla salute dei lavoratori.

L’impegno prioritario appare dunque quello di riconoscere e gestire in tempo utile le patologie da distress lavorativo e, soprattutto, potenziare e coordinare le attività di prevenzione e vigilanza rispetto ai processi e alle procedure di lavoro anche attraverso il monitoraggio dell’applicazione del D.Lgs 626 del 1994, legge che recepisce l direttiva 89/391 della Comunità Europea.

L‘importanza di tale problematica è stata inoltre rafforzata dalla definizione, nell’ambito delle malattie professionale, delle patologie da “disfunzione dell’organizzazione lavorativa” .

E’ infatti con la circolare n. 71 del 17 dicembre 2003 che l’INAIL affronta la problematica inerente ai disturbi psichici da costrittività organizzativa sul lavoro, facendo rientrare le relative patologie nell’ambito del campo di applicazione della malattia professionale che, al pari dell’infortunio sul lavoro, costituisce l’oggetto dell’assicurazione obbligatoria gestita dall’Istituto.

Tale circolare è stata sostanzialmente recepita nel decreto del 27 aprile 2004 del Ministro del lavoro e delle politiche sociali (GU n 134 del 10.6.2004) che, approvato in sostituzione del previgente d.m. del 18.04.1973, contiene l’elenco aggiornato delle malattie per le quali è obbligatoria la denuncia ai sensi e per gli effetti dell’art. 139 del testo unico sull’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e malattie professionali; qui ritroviamo gruppo 7 delle “Malattie psichiche e psicosomatiche da disfunzione dell’organizzazione del lavoro”, riferite a condizioni lavorative di costrittività organizzativa cui sono correlabili specifiche patologie neuropsichiche.

Il gruppo 7, nello specifico, include il disturbo dell’adattamento cronico e il disturbo post-traumatico cronico da stress.

E’ questo l’ambito in cui ci si può muovere per la codifica delle malattie professionali correlate allo stress lavorativo; il gruppo così descritto appare come uno sforzo lodevole per ridurre i margini di discrezionalità e consentire anche, laddove necessario nelle sedi di controversia giudiziaria, di avere a disposizione delle linee guida di indagine.

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