Questo sito utilizza diversi tipi di cookie, sia tecnici sia quelli di profilazione di terze parti, per analisi interne e per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze manifestate nell'ambito della navigazione.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Se chiudi questo banner o prosegui la navigazione acconsenti all'uso di tutti cookie.

| |


Spazio libero per la tua pubblicità,
contattaci »


Stress, logorio professionale e risorse umane (IV parte)

Personalità e gestione dello stress

Chi ha spostato il mio formaggio?

E’ quanto si chiede Spencer Johnson in un simpatico volumetto in cui attraverso una storiella, descrive i diversi atteggiamenti di chi, oggi più che mai, si trova a dover fronteggiare cambiamenti vistosi, più o meno improvvisi, in un mondo – come quello della salute – che cambia di continuo.

In passato si era abituati a situazioni più tranquille, oggi è necessario essere capaci di cambiare, essere più flessibili nei riguardi del mondo che cambia, dovendo imparare a districarsi nelle regole del gioco del nuovo sistema: regole non sempre chiari e lineari, spesso indistinte e confuse, a volte non esistenti o che mutano senza ragione!

Al professionista di oggi la società richiede qualcosa in più rispetto al passato; lo chiede a volte senza dargli la possibilità di avere a disposizione gli strumenti idonei per potersi aggiornare e formare rispetto alle nuove necessità.

Quali devono essere quindi le capacità umane e professionali degli operatori per far fronte a queste nuove regole del gioco?

Come dovrebbe essere un operatore o cosa dovrebbe fare per affrontare le sfide del mondo del lavoro? Quali competenze deve acquisire? Come può conservare nel tempo un livello adeguato di motivazione?

In un mondo che cambia, che sollecita continue risposte adattive, bisogna avere il coraggio di essere imprenditori di se stessi, di esprimere la propria progettualità e i propri obiettivi individuandoli con chiarezza per il piacere di aprirsi a nuovi orizzonti.

Nel passato una laurea era il passaporto per il futuro professionale, oggi rappresenta il punto di partenza, non il solo, di un percorso formativo continuo, che si sviluppa secondo modelli consolidati e attraverso lo sviluppo di modalità di autoapprendimento che prevedono tappe ben definite e pianificate (sviluppo professionale continuo).

Senza nulla togliere alle responsabilità delle strutture organizzative del mondo del lavoro – argomento che richiede una trattazione a parte -, l’approccio della moderna psicologia individua tra le principali cause di demotivazione lavorativa un inefficace investimento del singolo individuo rispetto alla propria formazione, rispetto alla capacità di coltivare in proprio le specifiche competenze che possono aiutarlo a definirsi in modo autonomo, come libero professionista o all’interno delle organizzazioni.

Molte indagini indicano una prevalente indifferenza verso l’innovazione e la crescita professionale; vi è una tendenza diffusa a considerare l’apprendimento come una fase legata ai tempi dell’Università e la prassi (l’esperienza) come unico strumento di crescita professionale.

Evidentemente occorre acquisire nuove consapevolezze e intraprendere nuovi percorsi formativi i linea con i modelli della psicologia del positivo, modelli che hanno portato alla individuazione delle “caratteristiche delle persone vincenti”, alla scoperta della “resilienza”, alla definizione del senso di autoefficacia percepita, alla comprensione dell’importanza dell’intelligenza emotiva, dell’ottimismo, della creatività dell’autostima, alla valorizzazione dell’esperienza del libero flusso o flow.

Tradotti in termini pratici, questi concetti, che sottendono le potenzialità espressive della personalità matura, sono alla base del knowledge worker o lavoratore della conoscenza, persona che gestisce informazioni, idee e abilità.

Occorre pertanto avere il coraggio di uscire dalle dinamiche dello stress lavorativo e affrontare i fattori psicologici che rendono possibile un migliore utilizzo delle risorse individuali; in questi ultimi anni ho avuto modo di insegnare ad oltre 4000 operatori, in particolare medici, infermieri, assistenti sociali, insegnanti, polizia penitenziaria, dipendenti di aziende pubbliche o private, funzionari di banche.

L’entusiasmo riscontrato e l’interesse per le argomentazioni presentate mi spingono a continuare in questa direzione, sollecitando curiosità ed impegno per una migliore gestione delle proprie risorse.

Bibliografia:

  • Pellegrino F, La sindrome del Burn-out, Centro Scientifico Editore, Torino, 2000

  • Pellegrino F, Essere o non essere leader, Positive Press, Verona, 2002

  • Pellegrino F, Oltre lo stress, burn-out o logorio professionale, Centro Scientifico Editore, Torino, 2006

  • Pellegrino F, Valorizzare le risorse umane, Mediserve, Milano-Firenze-Napoli, 2007

 

Articoli Correlati

Nessun commento Lascia un commento »

Non c'è ancora nessun commento.

Lascia un commento

(obbligatorio)