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La psicosi e la produzione artistica

La psicosi e l’ attività artistica formano un connubio di grande fascino indagato con intenso coinvolgimento da diverse culture in varie epoche storiche.
Se alla malattia viene riconosciuta una condizione di “perdita”, allo stesso tempo, sembra permettere, in speciali situazioni l’ accesso ad una dimensione della mente, in cui la creativita’ è libera di manifestarsi secondo forme “altre” e di raggiungere alti vertici espressive. Oggetti di molteplici controversie e numerose teorie ancora in divenire, la psicosi e l’arte sono legate strettamente in quanto entrambe, contemporaneamente, “figlie e madri” dell’esperienza emotiva umana.
Un grave disturbo psichiatrico, espressione del disequilibrio psichico dell’ individuo con compromissione dell’ esame della realta’ e con sintomi riconducibili ad alterazione della forma e del contenuto del pensiero e della sensopercezione, viene definito in modo stigmatizzante e dispregiativo “pazzia”, “malattia mentale”, follia”.
Dal punto di vista sociale , lo psicotico presenta delle caratteristiche peculiari: la perturbazione delle capacita’ di comunicazione , la perdita di contatto con la realta’ e la destrutturazione dell’ Io, che comportano fasi di grave distacco dai significato del senso comune. La realta’ intorno è percepita in modo “ diverso”: il soggetto che soffre di psicosi sostituisce, inconsapevolmente la realta’ esterna con quella del mondo interno, dalla quale, come ricorda Freud, cerca , in modo paradossale, di fuggire.
I dati dell’ epidemiologia dicono che la psicosi è ubiquitaria rispetto alle aree geografiche e alle classi sociali; bisogna ricordarsi che ogni “caso” è diverso dall’ altro, ma soprattutto che ogni caso è una persona che soffre con storie, contesti, relazioni e motivazioni individuali.
La “malattia mentale” crea tutt’ ora disagio ed inquietudine in una parte dell’ opinione pubblica, ma la mente di colui che ne è affetto vive qualcosa di non comune, di non ordinario: vive una esperienza “ straordinaria” che si pone in contrasto con il normale svolgimento della quotidianita’; ed anche per questo ai soggetti colpiti devono essere garantiti tutti i diritti di tutela e di cura come per ogni altro malato.
La regressione di questo disturbo è possibile ma , di pari passo con l’ impegno nella Ricerca Scientifica che lavora in termini integrati bio-psico-sociali, allo studio di terapie antipsicotiche sempre più incisive ed al riconoscimento precoce ed ai fattori di rischio di questi disturbi, bisogna combattere la cultura del pregiudizio e del luogo comune ovvero della “ignoranza”. Quale modo migliore per raggiungere questo traguardo, se non quello di indagare le storie , le esperienze di vita, la forza e le emozioni di artisti famosi affetti da questo tipo di patologie?
Molti pittori, scultori, musicisti, scrittori, poeti, registi, attori, ma anche abili politici e brillanti scienziati hanno trovato nella “malattia mentale” una spinta dinamica per la propria creatività. L’allentamento degli elementi pulsionali, prodotto dalla psicosi, in alcuni casi, crea associazioni di idee inusuali ed immaginifiche di grande valore.
L’ esperienza della produzione artistica affonda le proprie radici nelle primissime fasi del vissuto umano. Chi crea e chi “usufruisce” dell’ arte, rientra in qualche modo in contatto con i propri “frammenti emotivi” più arcaici e profondi: attua relazioni e comunicazioni di tipo non verbale, esprimibili attraverso l’ ingegno e la ragione.
L’ opera artistica, almeno nella sua parte di lavoro non razionale, traduce tridimensionalmente percetti emotivi multidimensionali.
L’ artista attraverso la sua opera, colloca fuori da sé i propri elementi interni, contemporaneamente per l’ osservatore l’ oggetto artistico diviene empaticamente il mezzo per cogliere i propri sentimenti interni attivati da questa esperienza di contatto.
Creatività, pensiero, normalità, malattia , sofferenza: a questo proposito Eugenio Borgna cita Maurice Blanchot : “strani rapporti. L’estremo pensiero e l’estrema sofferenza aprono forse il medesimo orizzonte? Forse soffrire è in definitiva pensare?” O anche, come dice il pittore Ben Shahn, “il problema della sofferenza è un eterno enigma che può celarsi sotto vari travestimenti come può rivelarsi nel suo vero volto, ma la sua realta’ ci colpisce in ogni istante…forse io non sto facendo altro che tentare, come nell’ arte primitiva di esorcizzare la sofferenza dipingendola”.
Le vite di artisti come Alda Merini, Vincent Van Gogh, Michelangelo Buonarroti, Gaetano Donizetti e Robert Schumann ci raccontano di periodi malattia e di scelte sofferte ed intense, intrise di coraggio e di vita in un caleidoscopio di emozioni umane.

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