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L’assistente domiciliare e gli utenti alcolisti: alcuni spunti di riflessione

La signora Teresa vive una situazione familiare difficile: non ha contatto con i figli, non ha amici, il marito è ammalato e dev’essere assistito 24 ore su 24. Questa sua situazione vissuta giorno dopo giorno la porta ad andare al supermercato e riempire il carrello di alcolici.

Ogni tanto quando arrivo per il servizio le chiedo: “Come sta?” e lei mi risponde: -come vuoi che stia, è sempre quella, non cambia mai niente, sempre qui a guardare le quattro pareti, sempre chiusa in casa, giorno e notte a seguire mio marito-.

Io come operatore a domicilio vedo che la signora è molto sola, ha bisogno di qualcuno a cui potersi appoggiare, di qualcosa che le dia sicurezza e tranquillità, di qualcuno con cui scambiare una parola o che sappia ascoltarla quando lei non sta bene.

Penso che l’alcol sia per lei il sostituto del marito, dei figli , degli amici e dei vicini.

La signora Teresa ha ormai i suoi anni e penso che vedendosi così, senza la vicinanza dei figli e con il marito allettato, rischia di crollare. Ecco perché ha trovato nell’alcol un alleato, un sostegno, un amico. Penso che se le mancasse l’alcol potrebbe morire perché è l’unica compagnia che ha.”

(Juana Carrasco – assistente domiciliare)

L’Assistente Domiciliare lavora costantemente accanto a persone che sono in uno stato di bisogno assistenziale con problematiche sia fisiche che psichiche, aiutandole per soddisfare i propri bisogni primari e promuovendone il benessere, l’autonomia e l’autodeterminazione.

Risulta quindi indispensabile che l’operatore sia informato rispetto ai vari problemi ed effetti che la dipendenza da alcolici produce.

Nel lavoro di assistenza domiciliare dove sono presenti persone alcoliste possono emergere una serie di difficoltà: alcune riferite alla persona beneficiaria del servizio e alla sua famiglia, e altre attinenti alla gestione del rapporto di lavoro tra operatore ed utente.

Da un lato sappiamo che l’uso prolungato (o l’abuso) di alcol porta a danni fisici agli organi principali del corpo umano, mentre dall’altro lato esso diventa anche il motivo di gravi disagi relazionali, sociali, familiari e professionali.

L’alcol è infatti una delle cause principali delle crisi familiari, della violenza domestica e di quella sui bambini in quando impedisce una buona comunicazione tra le persone del nucleo familiare.

Anche l’Assistente Domiciliare deve fare i conti, quindi, con le possibili difficoltà di comunicazione che possono nascere quando l’utente ha assunto sostanze alcoliche, come ad esempio l’aggressività verbale o fisica, l’umore altalenante, la gestione scadente di sé e del proprio ambiente di vita.

L’Assistente Domiciliare, con le proprie capacità di ascolto e cura, può diventare un ottimo professionista della rilevazione dei segnali di malessere fisici e psichici manifestati dall’utente.

Con la sua presenza a domicilio l’operatore è in grado di cogliere più facilmente i sentimenti dell’utente e della sua famiglia, osservare i comportamenti, e senza giudicare, potrebbe suggerire eventuali modi per il cambiamento dello stile di vita familiare.

E’ bene però ricordarsi che l’Assistente Domiciliare non può caricarsi da solo il peso del processo di aiuto dell’utente, perché l’alcolismo è un problema estremamente complesso.

Pertanto è necessario strutturare il progetto di sostegno, di cui l’intervento domiciliare sia solo una parte, in stretta collaborazione con l’assistente sociale del Comune di riferimento, il medico di medicina generale e i servizi specialistici dedicati alle dipendenze.

Agendo sul problema con un approccio sistemico l’Assistente Domiciliare potrà anche sentirsi più tutelato quando dovrà, per motivi di servizio, affrontare i momenti più critici.

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1 commento Lascia un commento »

  1. sono d’accordo con quanto dice la collega Lenarduzzi i problemi con l’alcool non sono mai facili da gestirsi come tutte le altre dipendenze,io penso che nel caso della signora T. bisognerebbe ricreare proprio quella rete relazionale persa con le persone con i familiari, con tutti coloro i quali potrebbero aiutarla a non sentirsi sola e a riempire questa sua solitudine con l’alcol nesuno di noi deve rimanere solo nelle difficoltà della vita ognuno di noi deve poter avere qualcuno un amica un parente con cui condividere questi vissuti di sofferenza, da cui ricevere sostegno calore umano,perchè proprio come diceva un grande filosofo di cui al momento mi sfugge il nome, nessun uomo è un’isola…

    Commento by caty — 21 settembre 2010 [Permalink]

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