Questo sito utilizza diversi tipi di cookie, sia tecnici sia quelli di profilazione di terze parti, per analisi interne e per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze manifestate nell'ambito della navigazione.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Se chiudi questo banner o prosegui la navigazione acconsenti all'uso di tutti cookie.

| |


Spazio libero per la tua pubblicità,
contattaci »


Carcere minorile: la senti questa voce?

La prigione è una fabbrica che trasforma gli uomini in animali. Le probabilità che uno esca peggiore di quando ci è entrato sono altissime”.
Questo avviene specialmente se parliamo di adolescenti o giovani adulti.
Le norme riservate ai minori, infatti, riconoscono l’attenzione dovuta alla specificità di suddetta fascia d’età. Ciò avviene tramite la predisposizione di appositi organi e interventi particolari.
Il legislatore si rivela attento a quest’epoca di transito per rimuovere gli ostacoli ai processi evolutivi, con un ultimo fine: il reinserimento sociale.
Il criterio guida è costituito dalla residualità del ricorso alla carcerazione, attraverso l’attuazione di misure differenti rispetto alla custodia in carcere.
Le misure cautelari non detentive comprendono le prescrizioni, la permanenza in casa e il collocamento in comunità. Le sanzioni sostitutive sono costituite dalla semidetenzione e dalla libertà controllata.
Maggiore attenzione va prestata alle misure alternative, ovvero l’affidamento in prova al servizio sociale, la detenzione domiciliare, la semilibertà ed infine la liberazione anticipata.
Esistono ancora delle misure tipiche dell’ambito minorile e molto importanti: la probation o messa alla prova, la mediazione giudiziaria, il perdono giudiziale e, infine, l’irrilevanza del fatto.
Come si nota, ogni misura tende a privilegiare un certo grado di libertà del minore, evitando la carcerazione, responsabilizzandolo sul non commettere ulteriori reati, ma soprattutto cercando di favorire il reinserimento sociale.
In tutto questo l’Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni gioca un ruolo essenziale. Riceve l’incarico dal giudice di effettuare ricerche sulla situazione del minore (storia individuale, contesto famigliare, ambiente sociale/amicale), svolge compiti di osservazione, trattamento e sostegno (differenti secondo la tipologia di reato), controlla l’andamento del progetto intersecandolo con l’esigenza di aiuto, effettua attività di valutazione e, in ultimo, ha il compito di trasmettere i dati raccolti al giudice competente.
L’ambito della carcerazione minorile, proprio per la sua particolarità, ha ricevuto molte attenzioni da parte del legislatore.
Anche se da anni ormai ci si pone la medesima domanda, ovvero se il carcere minorile sia adatto ad un minore e risolva davvero le sue difficoltà.
Bisogna ricordare che, in ogni caso, sempre di carcere si tratta, nonostante il denominativo di Istituto di Pena Minorile.
Rimane pur sempre un ambiente che ribadisce l’emarginazione, mettendo spesso in contatto il minore con soggetti ancor più pericolosi.
Molte volte, inoltre, non viene affatto realizzata la finalità educativa e la collettività non viene coinvolta, facendo del carcere minorile un luogo isolato.
Bisogna anche ricordare che manca spesso la funzione di difesa sociale: vi sono in ogni caso rivolte, evasioni ed aggressioni.
Esistono però due problematiche ancora più importanti nella crescita di un minore.
In primo luogo il giovane imprigionato, ed etichettato come deviante, troverà quasi sempre ostacoli all’esterno se non è sostenuto da un’adeguata rete d’appoggio. Rientrano qui i casi più frequenti di recidiva, perché il più delle volte il minore non ritorna in un ambito famigliare in grado di sostenerlo e spesso non è seguito adeguatamente da un servizio o ancora l’ambiente sociale abituale è patogeno.
In secondo luogo, vengono inviati nelle strutture carcerarie giovani che effettivamente non hanno reali necessità di un contenimento così forte. Mancano, ancora ad oggi, luoghi idonei ad accogliere i problemi giovanili.
Per un adolescente, senza una famiglia alle spalle, esistono molte difficoltà nel chiedere aiuto, sia dal punto di vista del “voler risolvere a proprio modo” una difficoltà, ma anche perché effettivamente non conosce luoghi ove rivolgersi.
Non resta quindi che sensibilizzare e sensibilizzarsi su questa tematica importante, cercando nel nostro piccolo di porre in primo piano queste grandi fragilità del sistema.

BIBLIOGRAFIA
E. BUNKER, Animal Factory, 1977

Articoli Correlati

Nessun commento Lascia un commento »

Non c'è ancora nessun commento.

Lascia un commento

(obbligatorio)