Questo sito utilizza diversi tipi di cookie, sia tecnici sia quelli di profilazione di terze parti, per analisi interne e per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze manifestate nell'ambito della navigazione.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Se chiudi questo banner o prosegui la navigazione acconsenti all'uso di tutti cookie.

| |


Spazio libero per la tua pubblicità,
contattaci »


I bambini sono tutti uguali, i genitori (purtroppo) no

E’ stato fatto un altro passo avanti nel riconoscimento di pari diritti per tutti i bambini, non ci sarà più distinzione tra figlio legittimo e figlio naturale. Alla fine del mese di novembre 2012 la Camera dei deputati ha finalmente eliminato l’iniqua discriminazione giuridica tra bambini nati dal matrimonio e quelli nati da convivenze; questi ultimi rappresentano oggi circa un quarto dei nati in Italia (dati Istat 2011).
Il testo ha però visto, prima della sua definitiva approvazione, l’inserimento di fatto della legalizzazione dell’incesto: significa ad esempio che colui che – magari per anni – aveva abusato della figlia, potrà ora chiedere che venga convalidata questa sconvolgente violenza (ricordiamo che l’incesto è un reato punito dall’art. 564 del codice penale). Come ben sottolinea Luciano Spina – presidente dell’Ass. italiana dei magistrati per i minorenni e la famiglia, l’abusante viene legittimato ed il carnefice può continuare a dominare le sue vittime. E’ un’aberrazione del diritto che, con prospettiva davvero miope, cancella dal codice civile il tabù dell’incesto. Nei suoi studi in ogni angolo del pianeta, l’antropologo Lévi Strauss aveva già rilevato come proprio sul divieto dell’incesto siano sorte tutte le più importanti civiltà; è una regola antropologica universale che precede quanto è stato poi impresso nei più importanti testi sacri. Una relazione carnale della madre col figlio, del nonno con la nipote, tra fratello e sorella o tra suocero e nuora da cui nasce una nuova vita non può essere ‘normalizzata’, e sbaglia chi lo ritiene giusto in nome dell’interesse del minore (fosse anche solo quello economico): chi potrebbe infatti vivere serenamente sulla propria pelle il riconoscimento legale, quindi pubblico, di una simile violenza che, oltre a colpire nel profondo ed in modo indelebile la vittima, scardina l’immagine della famiglia e l’ordine delle generazioni? La vera tutela dei minori non può essere fatta legittimando le mostruosità.
Detto questo, si può anche osservare come l’equiparazione legale di tutti i figli, quelli nati dentro o fuori del matrimonio, rappresenta una scelta che in un certo senso accomuna qualsiasi forma di unione. Da questo punto di vista, viene attenuata la distinzione tra matrimonio e convivenza; sfuma pertanto la differenza tra un’unione pubblicamente riconosciuta, vincolante, che si assume tutte le responsabilità di un impegno duraturo anche nell’educazione dei figli ed un legame che invece parte proprio dal presupposto di non voler essere socialmente sancito e regolamentato, senza la previsione di un impegno di due che si affidano totalmente l’uno all’altro. Ricordiamo che la nostra Costituzione, con l’art. 29, stabilisce una sostanziale differenza tra il vincolo matrimoniale ed altri tipi di legame. Anche chi diventa genitore dopo una serata appassionata con un partner occasionale potrà svolgere poi il proprio compito di papà o mamma nel migliore dei modi: ma, per la necessità di porsi primariamente dalla parte dei bambini, il diritto ha stabilito che sia il matrimonio la condizione giuridica che meglio può fornire basi di stabilità, sicurezza e protezione sociale per chi si affaccia al mondo.
Di fatto, questa recente decisione della Camera, se giustamente abolisce la discriminazione tra i figli, rischia paradossalmente di indebolire l’istituto matrimoniale. Se negli anni il legislatore ha compiuto importanti scelte nel riconoscimento dei diritti, non ha nel contempo attivato significativi interventi a sostegno e protezione di chi sceglie di impegnarsi ‘senza se e senza ma’. La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: le persone si sposano sempre meno ed i legami sono più fragili e poco duraturi.
Domandiamoci allora, a fronte di una medesima situazione affettiva, quindi di genitori che si amano e si rispettano, quale contesto i figli chiederebbero per la propria crescita?

Articoli Correlati

1 commento Lascia un commento »

  1. Siccome questo articolo ha creato un certo dibattito su Facebook, ho deciso di aprire un topic sul forum per raccogliere i vari commenti e allargare il dibattito.
    http://forum.assistentisociali.org/i-bambini-sono-tutti-uguali-i-genitori-purtroppo-no-vt7015.html

    Commento by Marianna Lenarduzzi — 22 maggio 2013 [Permalink]

Lascia un commento

(obbligatorio)