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Mai più dire “Ho sbattuto contro una porta”

La violenza sulle donne, così come tematiche di violenza e aggressione, sono oggi di estrema attualità. Se ne parla spesso nelle cronache giornalistiche, in servizi specializzati, ma anche nei talk show.

Ma ci siamo mai chiesti che senso abbia un’informazione dove molte volte vengono riportati dettagli cruenti, senza però analizzare le motivazioni o le emozioni delle parti coinvolte? Che sensazioni suscitano queste notizie? E ancora, cosa impariamo da esse? Sicuramente la maggior parte di noi prova rabbia. Altri provano a discuterne e alcuni provano indifferenza.

Il tema in questione però, è molto delicato e non può essere affrontato con superficialità o mossi dal disgusto poichè da una parte troviamo una vittima, distrutta e devastata dall’evento aggressivo, e dall’altro lato troviamo un aggressore, che nella maggior parte dei casi è un soggetto problematico che richiede un intervento di tipo trattamentale. Si parla poco di come nasce un’aggressione, come si sviluppa.

Si sente parlare di prevenzione in termini di campagne pubblicitarie, senza però scendere sul campo insieme alle donne, spiegando loro ogni forma di violenza esistente e i possibili percorsi da attuare.

Bisogna ricordare loro che una buona parte di donne subisce atti violenti da parte di uomini conosciuti, che una persona su quattro ha riportato ferite, così come che una su cinque ha paura che si ripeta la violenza. Non dimentichiamo che molte di loro vedono il reato come occasionale (ma non è affatto così) e tendono a non denunciare, nascondendosi dietro un paravento di scuse.

Non esiste la percezione del delitto, ma solo della sofferenza, quasi a sostenere che “devono” sopportare il fatto di avere un compagno, marito o padre violento. Noi professioniste del settore, ma prima di tutto donne, dobbiamo promuovere l’ottica della prevenzione, fornendo spiegazioni a proposito del fenomeno. Io credo nella necessità di porre in primo piano la conoscenza e la consapevolezza che ogni atto volto a ledere la dignità, la moralità o la fisicità di una donna sia da chiamare con il suo nome, ovvero “violenza”.

Bisogna far comprendere a tutte le donne che esistono delle vie possibili di aiuto e professionisti in grado di comprenderle con tatto e sensibilità.

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