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Un’esperienza lavorativa di educazione interculturale all’estero

Sono due le principali esperienze lavorative che ho realizzato dopo aver concluso la specialistica in Interculturalitá e Cittadinanza Sociale, entrambe a Valencia.
Il motivo della mia residenza nella cittá spagnola é dovuto al progetto Leonardo, grazie al quale ho potuto svolgere uno stage di sei mesi in una ONGD (ONG dedicata allo sviluppo dei Paesi del sud del mondo).
Grazie al contatto mantenuto nel tempo con la ONGD, ho da poco terminato dei laboratori di Educazione Interculturale nelle scuole elementari, medie e superiori, il cui obiettivo era trattare tematiche di grande attualitá come il rispetto, la tolleranza, la visione critica della realtá e i fenomeni migratori. Attraverso dinamiche ed esercizi di tipo participativo si cercava di stimolare, inoltre, valori come lo spirito di gruppo, l’autostima e la solidaritá.
É stata un’esperienza positiva, ma a volte impegnativa: era difficile catturare l’attenzione del pubblico adolescente spesso “assente”. La scelta metodologica basata su attivitá di carattere ludico ha senz’altro aiutato a trattare gli argomenti proposti da una prospettiva diversa e innovativa.
Per quanto concerne la seconda esperienza, da piú di un anno sono volontaria in un Centro de Orientación Familiar, un centro che svolge un ventaglio di attivitá piuttosto ampio. Si rivolgono all’associazione infatti famiglie destrutturate (derivate o no dai servizi sociali), coppie in crisi, genitori con figli conflittuali, donne vittime di violenza di genere e adolescenti che devono svolgere il servizio alla comunitá.
Personalmente mi occupo di terapia famigliare e sono responsabile di uno dei laboratori per combattere la violenza di genere. Il programma contro la violenza si compone di due parti parallele: in primo luogo é previsto un ciclo di terapia individuale e, una volta riacquistato il sufficiente equilibrio emotivo, le donne sono invitate a seguire un ciclo di laboratori di rilassamento e auto-aiuto, sulla sessualitá, di inserimento socio-lavorativa e di teatro-terapia.
Il laboratorio teatro-terapeutico, di cui sono promotrice, é frutto della necessitá di offrire un ancor piú ampio e completo approccio alle problematiche e alla sintomatologia provocata da episodi di maltrattamento.
Si tratta di un intervento che si struttura in undici sessioni di due ore ciascuna, e che riconosce principalmente tre livelli di attuazione: fisico, mentale ed emotivo.
Il corpo é il principale strumento di lavoro, nonché il filo conduttore di ogni sessione. Seguendo questo filo, il laboratorio si divide grosso modo in tre tappe: nella prima l’ obiettivo é rompere il ghiaccio, vincere le inibizioni, potenziare l’autostima, creare un ambiente intimo e solidale tra le partecipanti, esplorare le possibilitá del corpo e dello spazio, assumere la coscienza delle molteplici potenzialitá corporali che ciascuno possiede.
Nella seconda si concentrano gli esercizi in cui si sperimenta l’improvvisazione, in cui si sollecita l’uso della creativitá e della fantasia.
Infine, la terza tappa é destinata alla esplorazione drammaturgica vera e propria: é la sezione in cui si propongono piccole messe in scena, frutto del lavoro previo. In questa ultima parte, il penultimo appuntamento acquista un significato particolare, in quanto si tratta della sessione dedicata all’agressivitá. Lo scopo é imparare, attraverso le dinamiche proposte, a porre dei limiti, a dire di no, a essere assertivi, a non temere gli scontri verbali, ossia, tutti aspetti che richiedono un intenso lavoro emotivo mentale in questo tipo di soggetti.
Per quanto riguarda infine la possibilitá di lavorare in suolo iberico, devo riconoscere che non mi aspettavo di incontrare tutte le difficoltá che hanno disseminato il mio cammino. Non ho esperienza previe di questo tipo in Italia, peró posso assicurare che é arduo inserirsi nel settore sociale in Spagna. Quasi tutti i posti di lavoro accessibili sono di carattere pubblico a cui si accede tramite concorso; il problema in questo caso é che é necessaria, nonostante il Piano di Bologna sull’istruzione europea, l’omologazione di tutto il curriculum studiorium, a partire dalla maturitá superiore. Si tratta di un procedimento estremamente lungo che non garatisce l’equipollenza dei titoli in possesso e che, inoltre, puó essere portato a termine solo con un’ingente spesa (di cui si beneficiano in primo luogo i traduttori giurati). Nell’ambito privato é altrettanto difficile entrare: quello che a me viene detto é che, a paritá di titoli d’esperienza, preferiscono scegliere un autoctono perché hanno piú garanzie che rimanga a vivere qui.
Concludendo, é molto difficile, ma non impossibile (spero!), e anche se mi sta risultando assai gratificante dal punto di vista umano e professionale, sono molto lontana dal poter essere economicamente soddisfatta.

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