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Una proposta innovativa: un nuovo modo per apprendere

Il contributo presentato qui di seguito è diretto agli studenti che si avvicinano attraverso gli studi ed in particolare tramite il tirocinio, alla figura dell’Assistente Sociale. L’articolo tende a sviluppare un dialogo con la realtà teorica con l’obiettivo di promuovere l’apprendimento attraverso la formazione sul campo.

La professione dell’Assistente Sociale da sempre è una figura in continua evoluzione; gli operatori continuano a dare un contributo significativo per rispondere ai cambiamenti sociali, per supportare le persone vulnerabili e per promuovere il benessere a livello collettivo. Questa dinamicità porta la comunità professionale ad operare per migliorare le condizioni sociali lavorando in stretta collaborazione con altre professioni e i diversi attori presenti nelle società. In questo senso il progresso operativo non va inteso solo nei confronti della popolazione a cui si rivolge ma anche nei confronti della disciplina stessa.
Gli studenti frequentanti il Corso Universitario in Servizio Sociale sperimentano durante il loro tirocinio formativo, modalità d’intervento che permettono loro di avvicinarsi alla reale attività quotidiana del professionista. Essi, pur agendo in un contesto “protetto” hanno la possibilità di dare il loro contributo per rendere l’attività dell’Assis-tente Sociale sempre più creativa.

TRA TEORIA E PRATICA
Maria Dal Pra Ponticelli descrive nel Dizionario di Servizio Sociale (2005) il tirocinio come quel “processo di apprendimento a un ruolo professionale (conoscenze e capacità) svolto in un percorso teorico-pratico, attraverso una relazione formativa significativa (per entrambi i soggetti, allievo e professionista), all’interno di un contesto di lavoro, in un sistema di formazione organizzato”.
E’ proprio l’unione di questi due elementi: esperienza del tirocinio ed esigenza d’innovazione, che ha portato la nascita di un nuovo strumento formativo. Esiste, infatti, il bisogno di creare dei documenti che facilitino gli studenti nella comprensione tra quanto acquisito durante le lezioni e quanto invece osservano nell’operare del professionista. Uno strumento semplice che permetta di riscontrare la realtà teorica in quella tipicamente pratica. La sfida intrapresa consiste appunto nel riuscire a trasferire i concetti teorici all’interno dell’esperienza pratica. I percorsi formativi qualificanti possono rendere possibile questo passaggio anche se non risulta altrettanto semplice rappresentare sul piano cartaceo la dimensione “astratta” della professione.
In particolare, com’è possibile trasferire gli elementi teorici osservati in campo pratico in un documento cartaceo che li riassuma? Come rappresentarli graficamente? Come dare una risposta alle università che chiedono ai propri studenti di soffermarsi sulla relazione d’aiuto ed analizzarla? E’ proprio da questi quesiti che è nato il bisogno di creare uno schema guida per osservare e descrivere l’operato dell’assistente sociale. E’ in questo modo che ha cominciato a prendere forma lo strumento.

I TEMI
E’ diventato importante definire quali argomenti inserire nello strumento. Sono infatti, gli elementi di cui essa stessa si compone che attribuiscono valore teorico alla scheda.
Non si poteva non partire dalle diverse fasi di cui si compone il processo d’aiuto che permettono all’operatore un procedere logico adatto a raggiungere i risultati attesi. A queste si aggiungono gli strumenti professionali utilizzati dagli operatori: il colloquio, la visita domiciliare, l’utilizzo e la creazione della documentazione, il contratto inteso come accordo sugli impegni reciproci e il lavoro d’équipe come strumento di lavoro multidisciplinare. In base all’operare del professionista viene inserito nella scheda lo strumento/i utilizzati in quel momento storico. Un altro tema che è stato ritenuto opportuno inserire è stato l’approccio trifocale che vede strettamente connessi tra loro individuo, collettività e istituzioni vedendo in questa unità la possibilità di attivare un intervento completo in cui l’assistente sociale fa da “regista”. Si aggiunge infine la dimensione fondamentale dell’essere professionisti, ossia quella relazionale. Essa diventa un punto fondamentale nel rapporto con l’utente e non solo, basilare è anche nei confronti di tutti quei soggetti con cui il professionista collabora. Non ci si è limitati a parlare di relazione ma a questa viene data un valore aggiunto parlando di reciprocità. In tale senso il principio di relazionalità e reciprocità rende significativo l’agire professionale dell’operatore mirando ad ottenere risposte non solo in termini di contenuti ma anche di reciprocità. In questo principio dimora la dimensione motivazionale e creativa dell’agire professionale.
I temi descritti oltre ad essere trattati nei contesti formativi dovrebbero poi trovare riscontro nella realtà pratica. La dimensione relazionale è più difficile da osservare e registrare, viene chiesto allo studente uno sforzo maggiore per comprendere le dinamiche comunicative
La spinta innovativa dello strumento sta nel concentrare diversi elementi teorici nello stesso documento utilizzandolo nella pratica operativa come guida per lo studente. Principi e valori della disciplina rimangono la base dell’azione professionale e dello stesso tirocinante.

LA FASE “DI COSTRUZIONE”
Definiti gli argomenti, si è cercato di procedere pari passo con l’inserimento degli stessi. Creatività e sperimentazione sono state le parole chiavi che hanno guidato l’intera attività di creazione.
L’operatore sociale si muove, all’interno del processo d’aiuto, in progress seguendo un percorso che è stato rappresentato sotto forma di spirale. Questa è stata scelta perché ben rappresenta l’attività del professionista nei confronti della persona, essa infatti, ha un inizio e un cammino che si sviluppa nel tempo. Essa rappresenta il corpo centrale in cui si sviluppa il processo d’aiuto ed è proprio su di essa che vengono aggiunti in modo schematico gli interventi che il professionista attiva e il tirocinante osserva e registra. La spirale si sviluppa dal basso verso l’alto e ruota su se stessa formando dei “giri”, ognuno di questi definisce la scansione temporale mensile.
Una volta definito il corpo centrale dello strumento, l’ostacolo maggiore è stato inserire le diverse fasi del processo metodologico. Maria Dal Pra Ponticelli nel suo testo (1) ne descrive sette; per facilitare la rappresentazione esse sono stata raggruppate in quattro macro – fasi (2) le quali trovano ognuna una propria collocazione all’interno della spirale.
Importante è stato riassumere in un documento gli interventi attivati a favore della persona separandoli visivamente in base alla fase metodologica. A livello grafico queste sono state rese riconoscibili attraverso la rappresentazione di quattro forme geometriche, ad ogni fase corrisponde un particolare simbolo (3). Tutto ciò permette di avere una scheda in cui sono rappresentati gli interventi in successione temporale. Ogni figura geometrica contiene al suo interno il numero progressivo degli interventi che troverà poi il suo riferimento descrittivo in un documento successivo.

I RISULTATI
L’elaborazione della scheda ha dato la possibilità di rappresentare graficamente il processo d’aiuto permettendo allo studente di verificare la coerenza fra i fondamenti teorici e l’esperienza pratica. Consente di focalizzare contemporaneamente l’attenzione su elementi centrali del servizio sociale aiutando lo studente a registrare quanto osservato e a riflettere sulle modalità operative dall’operatore. Tale attività può riportare il professionista a riflettere sul proprio operato innescando il processo prassi – teoria – prassi che è alla base del lavoro sociale. In questo modo entrambi i soggetti, tirocinante e operatore, diventano protagonisti di una relazione che provoca continui stimoli l’uno nell’altro portando ad una crescita reciproca.

Lo strumento creato è formato da uno schema grafico riassuntivo e, al suo seguito, di un diario descrittivo degli interventi inseriti nello schema che raccontano in modo lineare i riferimenti stessi. Esso risulta in questo modo uno strumento di apprendimento a disposizione del tirocinante che si avvicina per la prima volta alla dimensione pratica e operativa. Esso può essere utilizzato come guida, riferimento visivo che viene compilato passo per passo in base all’evoluzione del caso. La scheda descritta è stata il frutto di una personale esperienza di tirocinio ed ha bisogno, per essere perfezionata, di essere sperimentata sul campo.

La tesi è scaricabile nell’Area Download

Note
1-Maria Dal Pra Ponticelli, (1987), Lineamenti di servizio sociale, Astrolabio, Roma.
2-Gloria Pieroni, Maria Dal Pra Ponticelli, (2006), Introduzione al servizio sociale. Storia, principi, deontologia, carocci faber, Roma.
F1: fase conoscitivo descrittiva, F2: fase valutativo decisionale, F3: fase attuativa, F4: fase della verifica e della conclusione.
3-F1: quadrato; F2: triangolo, F3: cerchio, F4: rombo.

Bibliografia
Maria Dal Pra Ponticelli, (1987), Lineamenti di servizio sociale, Astrolabio, Roma.
Gloria Pieroni, Maria Dal Pra Ponticelli, (2006), Introduzione al servizio sociale. Storia, principi, deontologia, carocci faber, Roma.

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