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Disabili Mentali: un progetto per il reinserimento sociale

In questo articolo vorrei farvi conoscere qual è la mia esperienza con i disabili mentali con cui lavoro presso un Centro di Formazione e Orientamento regionale della mia città che è Palermo, in cui ho investito molto e da cui ho soprattutto ricevuto molto, sia a livello di crescita personale che professionale.
Ovviamente io presto la mia attività di Assistente Sociale e mi è stato chiesto dall’Ente di fornire una consulenza concernente l’azione formativa che si svolge durante i corsi che, in genere, durano 900 ore e i cui destinatari sono, dunque, soggetti affetti da patologie psichiche.
Tale consulenza si è svolta in regime di autonomia seguendo il necessario coordinamento generale e programmatico esercitato dall’Ente al fine di utilizzare compiutamente tale prestazione.
L’Ente ha una struttura didattica costituita dal team dei docenti compresi i docenti di sostegno, gli psicologi e naturalmente gli assistenti sociali.
Ad inizio corso preliminarmente si partecipa ai briefing, agli incontri ed ai seminari che la struttura organizza in modo da contribuire ad una adeguata e qualificata preparazione professionale degli allievi in base al calendario didattico concordato.
Il corso in genere ha come destinatari n.° 8 allievi le cui patologie mentali sono di vario tipo (più frequentemente: schizofrenia, deficit cognitivo, ritardi mentale, psicosi ecc…).
L’età dei soggetti varia dall’adolescenza all’età adulta e provengono dalle famiglie o anche da Comunità-Alloggio presenti nel territorio della provincia.
Le strutture del processo pedagogico che si attuano sono di volta in volta diversificate in base al personale vissuto dei destinatari e che viene dedotto dall’analisi delle diagnosi funzionali da me effettuata con la consulenza della psicologa, dalle notizie che raccolgo in sede di visita domiciliare e dei colloqui che eventualmente si rendono necessari.
Il dialogo che intercorre con la famiglia o, nel caso delle comunità, con i soggetti facenti parte dell’ambiente di provenienza dei vari allievi serve a favorire la conoscenza iniziale dei corsisti i quali vengono ritrovati e osservati nel loro luogo di appartenenza che essendo loro familiare li mette in condizione di esprimersi maggiormente. Ciò ha anche l’obiettivo di porre la nostra presenza come un servizio che viene offerto dall’ente per risolvere eventuali problematiche che emergono e che non sono necessariamente legate alla frequenza del corso, ma possono ugualmente frapporsi all’inserimento sociale vero e proprio.
Durante alcune ore del corso, inoltre, stabilite in base ad un calendario concordato, svolgo un’attività di osservazione partecipante, coadiuvata anche qui dalla psicologa, dove assisto allo svolgimento delle attività d’aula e di laboratorio organizzate dai docenti.
E’ appunto questo il principale momento in cui prendo coscienza del progetto pedagogico vero e proprio e contribuisco al fine di garantire che esso miri al nostro obiettivo primario che è quello di sviluppare e anche in qualche modo ri-strutturare la personalità del disabile orientandolo soprattutto a livello professionale, tramite l’utilizzo delle più efficaci e moderne metodologie psicopedagogiche e riabilitative per giungere ad una efficace integrazione lavorativa e sociale.
L’attività curricolare è articolata in n.° 6 moduli: ceramica, legno, vetro, ambito artistico e ambito sociale. Tali moduli sono affidati ad insegnanti specializzati in campo artistico e sociale.
Le attività di laboratorio vengono svolte in aule appositamente arredate e allestite di tutti i complementi e gli strumenti necessari e rifornite delle materie prime che serviranno per le lezioni.
Da ciò è facile comprendere che proponiamo dei laboratori con attività manuali in modo da favorire lo sviluppo, il mantenimento e l’eventuale recupero sia di importanti attività di base corporee (grosso-motorie, fino-motorie e di coordinazione ad esempio oculo-manuale) sia di quelle cognitive (discriminazione, classificazione, generalizzazione, seriazione ecc.).
Queste attività pratiche hanno lo scopo di offrire il maggior numero possibile di esperienze ponendo in primo piano la conquista dell’autonomia.
I laboratori sfruttano attività espressive che favoriscono l’acquisizione di certe abilità attraverso delle tecniche che permettono l’espressione di sé.
I materiali che utilizziamo, come ad esempio la creta, offrono la possibilità di espressione creativa e servono a scaricare gli impulsi e a dirigere i propri sentimenti, oltre che essere ottime vie di scarico di insicurezza ed efficaci mezzi di espressione del proprio essere.
In questo modo riusciamo a stimolare la fantasia degli allievi, a favorire esperienze di manipolazione con modalità e strumenti che sviluppano la capacità di cooperazione nella realizzazione di lavori individuali, ma anche di gruppo in cui l’apporto di ciascun allievo è determinante per la riuscita del progetto finale.
Tutte le attività mirano a sviluppare la creatività, la capacità attentiva, lo spirito di emulazione e il confronto costruttivo; tutte queste attitudini, in questi soggetti che hanno disabilità mentali, sono spesso poco stimolate o acquisite in maniera errata.
La nostra attività infine non si esaurisce solo in ciò, ma è completata dall’organizzazione di attività extrascolastiche come le visite d’istruzione, al fine di far conoscere il territorio circostante e, particolarmente, luoghi di grande interesse culturale.
Ciò ha permesso di osservare il comportamento e gli atteggiamenti dei nostri allievi al di fuori dell’aula dove trascorrono la maggior parte del loro tempo. Abbiamo capito che non solo un’integrazione è possibile, ma è necessaria in quanto l’inserimento dei disabili mentali nella società non prescinde dal contesto in cui essi risiedono, ma anzi parte proprio da esso e non sono loro a doversi adattare, ma la società a dover iniziare un percorso culturale volto all’accettazione di questi soggetti che costituiscono una grande risorsa per tutti noi.
Vorrei concludere lanciando un messaggio e partendo proprio da noi assistenti sociali ai quali vorrei dire di non cadere nella trappola della de-responsabilizzazione di questi soggetti, la mia esperienza in questo settore mi ha insegnato che il nostro processo di aiuto parte spesso da un bisogno di assistenza immediato, ma deve tendere assolutamente all’indipendenza dei soggetti disabili psichici poiché essi sanno mettersi in gioco e vanno soltanto incoraggiati a non demordere quando la società li respinge e badate bene vi sono molti modi in cui essa lo fa (come ad esempio burocratizzando troppo i servizi a cui essi hanno bisogno di accedere).
Termino ricordando che anche noi siamo un pezzetto di società dunque, è da noi stessi che possiamo e dobbiamo partire nell’accettazione dei disabili, soprattutto quelli mentali, che spesso consideriamo incapaci e poco utili all’interno di un contesto che ormai ha tempi frenetici, che richiede capacità estremamente competitive dinanzi a sistemi tecnologicamente avanzati che rendono lo svantaggio molto facile anche per un normodotato che magari ha solo rallentato un po’ rispetto agli altri nella corsa all’affermazione per il successo.

Osservate con quanta previdenza la Natura,
madre del genere umano, ebbe cura di spargere
ovunque un pizzico di follia.
Infuse nell’uomo più passione che ragione
perché fosse tutto meno triste, difficile, brutto,
insipido, fastidioso.
Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto
con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe.
Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati
godrebbero felici di un’eterna giovinezza.
La vita umana non è altro che un gioco della Follia.

(da “Elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam).

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