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La mortalità infantile

Nell’assemblea generale delle Nazioni Unite del 2000 i capi di Stato e di governo di tutti i paesi membri hanno individuato 8 Obiettivi prioritari di Sviluppo da realizzare entro il 2015. Tra questi vi è la riduzione della mortalità infantile che nel mondo colpisce ogni anno dieci milioni di bambini.

Per mortalità infantile si intende la mortalità che colpisce i bambini nell’intervallo che va dalla nascita e, per convenzione, il primo compleanno. Questi decessi sono imputabili a due tipi di cause:
cause endogene: legate alle condizioni della gravidanza e del parto o a difetti congeniti del bambino;
e
cause esogene: legate invece alle precarie condizioni igienico -ambientali e alla scarsa o non idonea alimentazione (soprattutto nella delicata fase dello svezzamento).
La mortalità infantile colpisce quasi esclusivamente nei primi giorni e nelle prime settimane di vita determinando la morte di 10 nati su 1000 e in modo particolare nei paesi meno sviluppati come quelli asiatici e soprattutto africani dove le condizioni di vita sono particolarmente precarie.
Non bisogna però pensare che tutto ciò accada solo in paesi lontani dalla nostra realtà in quanto la stessa situazione si poteva trovare anche nel nostro paese all’inizio del XIX quando un quarto dei nati era destinato a soccombere prima di aver raggiunto il primo anno di vita e, solo la metà di questi, sopravviveva fino alla pubertà per lo più a causa delle difficili condizioni igienico – abitative -nutritive del tempo.
Oggi la maggior parte dei decessi infantili è dovuta a infezioni respiratorie acute, dissenteria, morbillo e malaria, malattie che si diffondono velocemente a causa delle grandi difficoltà di accesso all’acqua potabile. I bambini vengono infatti infettati da parassiti veicolati dall’acqua impura e contraggono malattie infettive che ogni anno fanno 3 milioni e mezzo di vittime, soprattutto tra i bambini sotto i 5 anni.
Tutte queste patologie possono essere prevenute tramite vaccini, zanzariere, misure igieniche e altre semplici forme di profilassi, che, se per noi sono rimedi banali, per larghi strati della popolazione di altri paesi economicamente arretrati spesso rimangono ignote o troppo costose.
Lo stesso può dirsi per i farmaci che possono curare queste malattie, comodamente accessibili per qualsiasi cittadino occidentale ma inarrivabili per quei tre miliardi di abitanti del pianeta che vivono al di sotto della soglia di povertà (che hanno cioè un reddito inferiore a due dollari al giorno). La prevenzione di queste malattie è impossibile in paesi in cui regna la povertà e in cui lo Stato non è in grado di assicurare neppure le vaccinazioni di base. Due milioni di bambini ogni anno muoiono a causa di malattie che potrebbero essere evitate attraverso l’uso di vaccini dal costo irrisorio (ad es il morbillo o la tubercolosi).
Esiste quindi una correlazione fra miseria e mortalità infantile.
Un bambino povero ha almeno il doppio delle probabilità di morire in età infantile rispetto a un coetaneo nato in una famiglia appena benestante.
Ad aumentare l’incidenza di queste morti concorre il fatto che nelle regioni più povere del pianeta, solitamente localizzate in aree rurali, semi-desertiche o montane, è necessario percorrere molti chilometri prima di raggiungere un ambulatorio.
Il 90% dei bambini muore a casa, senza alcuna assistenza medica.
La carenza di servizi sanitari di base è rafforzata dalla mancanza di informazioni. Spesso le comunità e le famiglie ignorano l’importanza vitale delle vaccinazioni e non sanno riconoscere i sintomi delle malattie e neppure quando sia giunto il momento di cercare un medico per un bambino che sta male.
Decine di migliaia di bambini ogni anno muoiono perché le madri diluiscono troppo i farmaci o il latte in polvere.
Per combattere questa pericolosa forma di ignoranza, è fondamentale l’istruzione delle donne quindi delle future madri che, frequentato qualche anno di scuola, diventano in grado di assistere e nutrire meglio il proprio bambino.
Altrettanto grave, per la salute dei bambini, è la carenza o inadeguatezza dei servizi igienici e delle fognature responsabile della diffusione di malattie epidemiche letali per i più piccoli come il colera e la dissenteria.
Fra le minacce alla salute dei bambini, occupa una posizione sempre più rilevante l’HIV/AIDS.
Oltre tre milioni di bambini contraggono il virus dalla loro madre e hanno scarse possibilità di sopravvivenza poiché in paesi poveri e sottosviluppati rarissimi sono i programmi assistenziali dello Stato.
Considerando le cause di mortalità infantile, non possono infine non essere menzionate i conflitti armati. In tempo di guerra, i bambini rimangono facilmente vittime di armi da fuoco e bombardamenti.

Recentemente la mortalità infantile ha toccato il picco più basso, scendendo sotto i 10 milioni di morti all’anno rispetto ai 13 milioni del 1990. Molti dei progressi ottenuti sono il risultato dell’adozione su vasta scala di interventi sanitari di base, come l’allattamento al seno immediato ed esclusivo, la vaccinazione contro il morbillo, la somministrazione di vitamina A e l’utilizzo di zanzariere trattate con insetticidi per prevenire la malaria. Inoltre, rispetto al passato, si registra a livello mondiale una maggiore sensibilità dei governi che forniscono un sostegno senza precedenti alla sanità con un aumento degli stanziamenti di fondi ma anche degli attori del settore privato e della società civile.

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1 commento Lascia un commento »

  1. Bell’articolo! Grazie

    Commento by assistenti sociali — 30 settembre 2011 [Permalink]

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