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Internet Sacro, Internet Demone

In un’epoca dove la tecnologia diventa fondamentale per il vivere quotidiano si rischia, come in tutti gli eccessi, di farla diventare una dipendenza. Quella della quale parliamo non è una dipendenza data dall’uso di sostanze psicotrope ma dalla dipendenza verso comportamenti o relazioni affettive disfunzionali che con il tempo vengono messe in atto quotidianamente nonostante la volontà della persona di smettere.
Esiste una vera e propria psicopatologia che va sotto il nome di “Internet Addiction Disorder” (I.A.D.) ed è la dipendenza da internet che si basa sul piacere. Si hanno gli stessi sintomi dei tossicodipendenti cioè sentire la necessità e l’esigenza di quell’oggetto che crea piacere facendo il possibile per cercarlo, ottenerlo, sconvolgendo la quotidianità. Nel D.S.M IV  (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) la dipendenza da internet è stata resa comparabile al gioco d’azzardo patologico. I soggetti che utilizzano la rete in modo patologico oltre a non rendersi conto delle diverse ore trascorse davanti allo schermo si alterano se vengono interrotti nel loro “viaggio” da chi sta intorno a loro ed hanno la necessità sempre maggiore di rimanere collegati negando pertanto la dipendenza. I gruppi affetti da disturbo vanno dagli utenti a rischio che sono coloro i quali hanno un primo approccio con il mondo “internet” ed ogni scoperta è gelosamente custodita iniziando a modificare la propria identità personale. Ci sono poi gli utenti abusatori i quali hanno gravi problemi relazionali e affettivi oltre a problematiche psico-fisiche con alterazioni dei ritmi sonno veglia e disturbi alimentari oltre a problemi visivi. E’ la persona che trova risposta ai suoi stimoli credendo fondamentale l’utilizzo dei sistemi per scoprire il mondo che lo circonda. Infine c’è colui il quale è dipendente con aspetti psicopatologici più gravi che vanno dallo stato confusionale per ore a importanti problemi della vita relazionale con conseguente abbandono del partner e problemi nell’ambiente lavorativo.
Come per tutte le patologie c’è uno studio ed una cura. Kimberly young che ha fondato il Center for Online Addiction, ha sviluppato un questionario lo I.A.T. (Internet Addiction Test) per valutare il grado di rischio psicopatologico connesso all’uso di Internet. Le cure, di conseguenza, mirano in terapie di dialogo sociale con tradizionali corsi di formazione, lezioni e tecniche di conversazione. In alcuni casi sono impegnati in manutenzione casa e allevamenti, per mettere un limite al mondo offline e delineare il confine tra realtà e mondo “altro”. In Italia è dal 2009 presso il Policlinico II Gemelli che è stato aperto il primo ambulatorio ospedaliero italiano specializzato nella dipendenza da internet.
Il soggetto, come in tutte le dipendenze, nega il proprio stato non riconoscendolo pertanto come patologico. È la persona che ritiene necessario per il vivere quotidiano l’utilizzo della rete, per conoscere il mondo circostante, creando quella sensazione di continuo bisogno e ansia nel non riuscire ad usufruirne. Senza il “mondo di internet” gli sembra di non conoscere , non sapere, non comunicare con il mondo. In realtà come per ogni utilizzo l’eccesso diventa dipendenza, credere nelle forme di comunicazione che non si basano sul rapporto interpersonale, faccia a faccia, per una vita socialmente equilibrata preferendo rapportarsi con relazioni virtuali. E’ un“vetro” verso il mondo quello che ci offre internet anche nei rapporti interpersonali, c’è una maggiore facilità di rapportarsi con l’altro se si ha un carattere chiuso, timido, ma si rischia di non essere quelli che in realtà si è. Proprio come un vetro si vede quello che c’è oltre, ma non è tangibile, non è vissuto. Ognuno di noi ha i suoi limiti ed è fondamentale ed importante riconoscerli per avere una vita relazionale sana. Il mondo di internet deve essere utilizzato come un dato in più, una fonte dalla quale attingere informazioni e a volte anche interagire con le persone (social network) ma se, e solo se lo stesso non crea dei limiti nella vita reale. In quanti oggi pensano che se non si è amici sui social network (facebook, twitter ecc..) non si è amici nella vita privata, nella vita reale, si creano dei limiti mentali al mondo che vivono. Si crede di vivere il mondo di internet come se fosse una scatola piena di altri mondi e non si rendono conto che loro in quella scatola sono rimasti intrappolati. Non demonizziamo il mondo di internet che tutti utilizziamo… ma non rischiamo di farlo diventare sacro!

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3 commenti Lascia un commento »

  1. Ho terminato il mio percorso universitario con una tesi in psichiatria clinica, nella quale ho trattato le dipendenze da Internet, dal sesso e dall’esercizio fisico. Il titolo del lavoro è Disturbi del discontrollo degli impulsi, ho dovuto tradurre libri dall’inglese all’italiano per portare a termine il lavoro. Ultimamente vedo invece che tale argomento viene discusso con frequenza. Un saluto

    Commento by Dott. Costa — 27 gennaio 2012 [Permalink]

  2. tutto condivisibile tranne l’inizio: l’epoca non é un luogo, sarebbe stato più corretto “in cui”.

    Commento by marcello — 27 gennaio 2012 [Permalink]

  3. Grazie Marcello,c’ è stata poca attenzione da parte mia…
    Alla prox mi rifarò… Saluti

    Commento by Marta — 30 gennaio 2012 [Permalink]

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