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“Stare in coppia” con un assistente sociale

Ma “che effetto fa” stare in coppia con un’assistente sociale? Quanta pazienza devono avere i nostri partner nell’amarci, sapendo che il nostro “pane quotidiano” è appunto la gestione del conflitto, dell’odio e della guerra di coppia? Quanto riusciamo a tener scissa la vita professione da quella privata, quanto invece – essendo noi un tutt’uno – ci scopriamo proiettivi per via del nostro lavoro verso il partner? Domande che dobbiamo porci alla ricerca di una nostra “sanità personale”: la grande presenza di separati/divorziati o di single tra i colleghi deve stimolarci a lavorare in consapevolezza in questa direzione.
D’altra parte noi assistenti sociali non viviamo sulla luna, ma nella stessa società in cui vivono i nostri utenti, siamo quindi immersi (per non dire “affogati”) nel fenomeni che riguardano il nostro Paese: le persone non riescono più a stare assieme, aumentano le separazioni coniugali, diminuiscono i matrimoni, i giovani sempre più faticano a trovare il coraggio di lasciare la famiglia di origine per iniziare una convivenza. Sullo sfondo chiari segnali di un’evoluzione sociale della coppia in Italia, aumentano i matrimoni misti (ove uno o entrambi i partner non hanno passaporto italiano) come pure si assiste ad un boom delle “famiglie ricostruite”, quelle in cui i due partner sono reduci da divorzi o separazioni. Ci troviamo di fronte a “sabbie mobili” che richiedono il bisogno di precisi strumenti di attraversamento, e questo è un deficit, nel nostro Paese, al cui superamento siamo chiamati, sia per lavoro, sia per nostra esigenza personale.
Si tratta semplicemente (e necessariamente, visto che siamo professionisti dell’aiuto) di affrontare “da adulti” l’amore a due: l’innalzato livello culturale dei nostri tempi e la scontata consapevolezza del nostro agire professionale lo pretendono. Siamo ormai bravissimi a saper scegliere un computer, a leggere i bollettini della finanza per fare i giusti investimenti, a gestire la stessa nostra salute fisica, eppure tentenniamo ancora, quando dobbiamo scegliere la “persona giusta” o viverci assieme ogni giorno. Anzi, il fatto di trattare per lavoro “aspetti malati” della vita di coppia ci può pure ostacolare, sia nella ricerca del partner, sia nel quotidiano: rischiamo infatti di usare gli stessi schemi mentali del lavoro pure con la nostra metà!
Se l’amore è un’arte, questa va appresa e praticata con passione ed attenzione, ma anche con umiltà e rilassatezza. Come ogni arte, c’è una parte creativa, emozionale, spontanea, ed un’altra parte pragmatica, oggettiva, fortemente razionale. Nello scegliere la “persona giusta” o nel conviverci dopo occorre sempre bilanciare queste due anime, e tutto ciò non può che partire da noi stessi e dallo sviluppo di una fondata consapevolezza su come padroneggiare il sentimento amoroso. Il nostro non può essere un semplice “amore sentimentale” come tra gli adolescenti: l’amore è fatto anche di responsabilità, di scelte, di equilibri e di consapevolezza piena, tutti elementi che richiamano il nostro essere razionali. Si può e si deve parlare di “competenze d’amore”, sia per i giovani, sia per chi “ci riprova” a seguito di separazioni o storie finite male. Come professionisti sappiamo molto bene che, quando si interagisce con l’altro sesso nel tentativo di fare coppia, occorre evitare sia la ripetizione di “copioni familiari” (da parte dei giovani inesperti), sia la ripetizione di errori già commessi in precedenza (da parte di separati, divorziati e reduci a vario titolo da storie passate). Tutto ciò non è solo “strategia di seduzione” da usare all’inizio, scivolando poi col tempo verso la noiosa routine quotidiana, bensì capacità a mantenere viva la coppia durante tutto il percorso. Anche le stesse “coppie mature”, cioè che funzionano e sembrano (sembrano, appunto ….) funzionare bene, è opportuno che facciano un check-up di tanto in tanto.
Se l’obiettivo finale del discorso è il raggiungimento di una pacata ed efficace consapevolezza nella vita di coppia, questa avviene solo attraverso la messa in discussione di ognuno nel gioco relazionale. Si tratta di un’abitudine a “mettersi in gioco” non facile da conquistare, ma di sicuro effetto sull’amore. Amare è, infatti, l’esperienza più sublime nell’essere umano, ma spesso può anche sconfinare in sentimenti opposti, come l’odio, il disprezzo, il rifiuto e la violenza. Attenzione quindi ad amare senza farsi male: ciò non vale solo con i nostri utenti, vale anche per noi!.
Che fare? Dai corsi prematrimoniali ai seminari di formazione sulla coppia (quasi tutti in campo cristiano, da quel che osservo), la scelta è ampia. Anche leggersi un buon libro può però essere uno stimolo, ancor più se a scriverlo è un collega. In tal senso ecco la proposta. E’ inoltre possibile sfogliarlo.

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