Questo sito utilizza diversi tipi di cookie, sia tecnici sia quelli di profilazione di terze parti, per analisi interne e per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze manifestate nell'ambito della navigazione.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Se chiudi questo banner o prosegui la navigazione acconsenti all'uso di tutti cookie.

| |


Spazio libero per la tua pubblicità,
contattaci »


Assistenti Sociali e lavoro: curriculum e bilancio di competenze (1^ parte)

ASSISTENTI SOCIALI PROFESSIONISTI

I servizi alla persona, così come si presentano oggi, sono un universo in cui la professionalità non è solamente poco definita, ma anche troppo variegatamene intesa. Spesso si parla nel mondo del lavoro di professionalità senza però dare a questa parola il giusto significato: ancor più nei servizi di cura, in cui storicamente manca il fine produttivo tipico del settore primario e di quello secondario, in cui la percezione sociale è ancora quella di un “para-lavoro”, in cui il “servizio”, rimandando alla gratuità o al servilismo, toglie dignità e legittimazione a chi vi lavora. L’assistente sociale italiano, a mio parere, si trova immerso in quest’universo di significati confusi e spesso ne resta vittima, al che è il caso di comprendere la realtà e di agire in maniera proattiva in un mondo in cui le tradizioni ed i pregiudizi non possono più essere ignorati, se vogliamo agire in maniera veramente efficace. Lo dico chiaramente ai giovani colleghi: siamo in una fase di passaggio, c’è un prima ed un dopo che vanno ben compresi. C’è un “prima” che nel nostro caso significava: servizi pubblici, vaglio formale della professionalità, centralità del “pezzo di carta”. C’è un “dopo” (che è già ora) che invece significa servizi a mercato, vaglio sostanziale della professionalità e centralità delle competenze. Questo passaggio comporta un cambio di mentalità: cadono le garanzie ed i protezionismi gruppali (corporativi o di appartenenza organizzativa), ci si confronta ad armi pari tra professionisti di diversa formazione, si vince solo dimostrando la propria capacità ad ottemperare efficacemente al compito assegnato e non per la sola appartenenza ad un gruppo di “abilitati”. Parliamo quindi di idoneità a svolgere un lavoro, aspetto che è oggi più che mai centrale, sia nella selezione del personale, sia nell’esercizio di auto-impresa. La valutazione di tale idoneità rappresenta un elemento basilare nel proprio percorso di professionalizzazione, sia se l’assistente sociale viene verificato da parte di un’organizzazione interessata alla sua collaborazione, sia se egli si prepara ad agire come un libero professionista: in entrambi i casi egli deve dimostrare cosa sa fare.

Articoli Correlati

3 commenti Lascia un commento »

  1. Perkè per fare l’ass sociale è richiesta la laurea ? Non è sufficiente avere carisma ? Qualcuno mi risponda ke ho voglia di litigare.

    Commento by albi — 31 gennaio 2013 [Permalink]

  2. Perchè per fare l’assistente sociale non basta il “saper essere” cioè le qualità personali, è necessario anche il “sapere” cioè avere conoscenze teoriche e il “saper fare” cioè le competenze pratiche.

    Commento by Marianna Lenarduzzi — 31 gennaio 2013 [Permalink]

  3. Caro/a Albi,

    certo che, dopo una riflessione sulla professionalità oggi, il tuo messaggio in cerca di litigiosità e le tue tante k la dicono lunga.

    Che tristezza, credimi!

    Ugo Albano (l’autore dell’articolo)

    Commento by ugo albano — 12 febbraio 2013 [Permalink]

Lascia un commento

(obbligatorio)