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L’approccio relazionale alla comunicazione sociale

“Gli individui devono sentirsi abbastanza vicini agli altri tanto da essere percepiti qualsiasi cosa stiano facendo, incluso anche il loro esperire gli altri; e abbastanza vicini da “essere percepiti” in questa sensazione di essere percepiti”
(Goffman, 1963: 17; trad. it., 1971, p. 19)

Comunicazione. Esigenza primaria dell’uomo in relazione. Un’attività consueta e normale nell’ambito dell’umano, strumento subito fruibile attraverso il quale tessere la trama della vita sociale. In realtà per comprendere appieno cos’è la comunicazione occorre tenere distinti due ambiti: l’informazione e la comunicazione.1
Per quanto complementari, essi si riferiscono a situazioni sociali diverse. Nello specifico, infatti, l’informazione è l’insieme dei saperi, delle conoscenze, delle nozioni di cui tutti noi, in qualche modo e anche se in misura diversa, disponiamo.
La comunicazione, invece, è un processo messo in moto da un’azione relazionale,2 con diverso grado di intenzionalità, che ci consente di trasmettere e, nel contempo, di condividere con altre persone le informazioni sui diversi aspetti della realtà sociale. Coinvolgendo sia gli elementi oggettivi dell’informazione, seppure rivisitati in una prospettiva soggettiva di rielaborazione cognitiva, sia gli elementi emotivi ed affettivi.3
E’ attraverso la comunicazione che si crea una rete di rapporti fra le persone, che si determina il senso di appartenenza, che si stabilisce il grado di coinvolgimento intersoggettivo nelle attività quotidiane fino a toccare tutti gli aspetti della vita sociale. Con conseguenze importanti in termini di motivazione soggettiva e di efficacia delle azioni di ogni giorno.4
La presenza di un’informazione non è ancora comunicazione se non è, dunque, accompagnata da atti più o meno intenzionali diretti a farci entrare in relazione con gli altri.
La comunicazione consente di creare, mantenere e rafforzare le relazioni sociali e il reciproco riconoscimento tra i soggetti. Da questo punto di vista la comunicazione è intrinsecamente collegata alla socievolezza di cui parla Simmel, quella sorta di “istinto” per cui gli uomini hanno bisogno di essere in relazione con altri, quale che sia la forma assunta da questa relazione.5
Nel momento in cui si stabilisce una relazione comunicativa con gli altri, si avvia un processo interindividuale di progressiva e costante trasformazione dei comportamenti, degli atteggiamenti, delle idee e delle conoscenze sia della persona o delle persone con cui interagiamo sia di noi stessi.6
In altri termini, quando c’è comunicazione e non mera informazione, si entra nel mondo cognitivo ed affettivo dell’altro, per condividere con l’altro una certa visione del mondo e per dare avvio ad un processo e ad un percorso di modifica e di costruzione della nostra come dell’altrui realtà di riferimento, modellata con contenuti nuovi o certamente diversi di sostanza e di progetto.7
Affinché la comunicazione abbia, però, successo devono esserci alcuni elementi particolari, quali il contesto (sia esso sociale, psicologico, spazio/temporale, culturale, istituzionale), il grado di coinvolgimento dell’emittente e del ricevente, le caratteristiche di questi ultimi, l’oggetto della comunicazione stessa.8
Essa è, dunque, da intendere come condivisione, co-amministrazione, in quanto cerca di far partecipare i cittadini tutti a decisioni di carattere etico e valoriale.
Il processo comunicativo è, infatti, sempre una forma di cooperazione, o collaborazione tra coloro che comunicano.9
In tal senso la comunicazione implica sempre una tra coloro che interagiscono. L’atto stesso di parlare e di ascoltare, di rivolgersi verso qualcuno per chiedergli o prestargli attenzione, contiene già il presupposto implicito che l’altro sia capace di parlare sensatamente e di dire il vero. Questa apertura di credito è una pre-condizione della comunicazione prima ancora che un prodotto e un esito della comunicazione. Se così non fosse la comunicazione non potrebbe avere luogo.10
Per Goffman alla base di ogni relazione sociale e comunicativa vi è la fiducia reciproca nel fatto che l’altro sia come appare, sia quel che dice e mostra di essere.11
Questa fiducia è la base pre-razionale della vita sociale, la base dell’ordine sociale che si costruisce e si ricostruisce incessantemente nelle infinite relazioni e nei rituali della vita quotidiana nonostante tutti gli errori e le manipolazioni a cui la relazione comunicativa può essere esposta.
Il funzionamento dei sistemi sociali tutti, non a caso, si basa su una “fiducia sistemica” 12, ossia nella capacità di un sistema o di un’istituzione sociale di funzionare così come ci si aspetti che accada.
La comunicazione sociale, inserendosi in tal contesto speculativo allargato, si occupa proprio di una “comunicazione” delle responsabilità sociali quasi ad indicare la funzione di diffusione di una cultura dei diritti di cittadinanza.13
Sia essa promossa da Enti Pubblici che da associazioni e organizzazioni no profit (sebbene abbiano finalità diverse), rappresenta proprio quell’esercizio di responsabilità da parte di chi la promuove nei confronti della cittadinanza, stimolandola attraverso il coinvolgimento su questioni di interesse generale.14

Note:
1-Faccioli F., “Comunicazione pubblica e cultura del servizio. Modelli, attori, percorsi”, Carocci Editore, Roma, 2000, p. 16
2- Come ha chiarito Gadamer, di solito, l’agente sociale attribuisce all’altro una qualche credibilità, e proprio questa attribuzione costituisce, dice il filosofo, l’“accordo portante” su cui si regge ogni relazione comunicativa. In qualche modo, noi anticipiamo sempre all’altro una qualche forma di credibilità, di affidabilità, accettiamo per convenzione implicita che egli sia come appare. In Gadamer H. G., Ermeneutica e metodica universale, Marietti, Torino, 1973, pp. 28-36
3- Bovone L., “La comunicazione: pratiche, percorsi, soggetti”, Franco Angeli, Milano, 2000, pp. 48-50
4- Gili G., “La credibilità. Quando e perché la comunicazione ha successo”, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, 2005.
5- Gili G., Colombo F., “Comunicazione e società”, Brescia: La Scuola, 2012.
6- Martelli S., “La comunicazione multidisciplinare”, Franco Angeli, Milano, 2003, p.55
7- Donati P., (a cura di), “Teoria relazionale della società”, Franco Angeli, Milano, 1991, p. 34
8- Gli elementi fondamentali della relazione comunicativa, sono, nello specifico: 1) EMITTENTE 2) RICEVENTE 3) MESSAGGIO 4) CODICE/LINGUAGGIO 5) CANALE 6) SCOPI 7) NORME 8) CONTESTO.
9- Gili G., Colombo F., “Comunicazione e società”, Brescia: La Scuola, 2012.
10- Ibidem
11- Si veda la teoria drammaturgica di Goffman (ad esempio in La vita quotidiana come rappresentazione e nei lavori sul comportamento in pubblico).
12- Si veda Luhmann N., “
Familiarità, confidare e fiducia: problemi e alternative”, in Gambetta D. (a cura di), Le strategie della fiducia, Einaudi, Torino, 1989, pp. 123 – 140
13- Pira F., “Come comunicare il sociale: strumenti, buone pratiche e nuove professioni”, Franco Angeli, Milano, 2005, p. 22
14- Ibidem

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1 commento Lascia un commento »

  1. Complimenti per l’articolo…interessante, chiaro ed efficace!!!

    Commento by Carla — 18 febbraio 2014 [Permalink]

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